35 Rebeka Elizegi, Recording

La sottile linea tra cinema LGBT e New Queer Cinema

Il panorama cinematografico di questo ventunesimo secolo è stato pregno di film o serie tv con protagonisti dichiaratamente omosessuali o bisessuali. Potremmo quindi dire che lo spettatore moderno è abituato a confrontarsi con “nuovi” modelli relazionali, modelli spesso identificati con la sigla LGBT. Questa sigla (Lesbiche – Gay – Bisessuali – Transgender) è stata più volte indicata anche nel mondo cinematografico per dare una specifica caratterizzazione a determinate pellicole.
Il cinema diventa l’arma migliore per “colpire” lo spettatore. Fin dalla sua comparsa nel 1895, la settima arte si rivela lo specchio della società: in particolare di una società in tumulto, pronta ad abbandonare i soffocanti schemi ottocenteschi per aprirsi alla modernità, al consumismo, ad un nuovo tipo di benessere. Di conseguenza, abbiamo esempi di cinema LGBT già in quel periodo che gli studiosi definiscono cinema primitivo (1895-1915)
Le relazioni omosessuali sono celate, si gioca molto con la tecnica del subtext almeno fino agli anni ’30 del ‘900. Si dovrà attendere proprio il 1931 per avere la prima pellicola dichiaratamente LGBT, ovvero: Madchen in uniform diretto da Leontine Sagan. Lo spettatore assiste, per la prima volta, alla nascita e all’evoluzione di un vero sentimento, non sbocciato da una componente prevalentemente erotica. Questo film spalanca le porte ad una serie di pellicole di successo, dirette da registi altrettanto noti, che permetteranno al cinema LGBT di assumere sempre più un ruolo fondamentale nella storia della settima arte. Prevalentemente, la struttura narrativa segue da vicino la vicenda del singolo, sviluppandosi e concludendosi con la crescita del protagonista o dei personaggi secondari.

LA SITUAZIONE NEGLI USA E LE INFLUENZE EUROPEE

Per poter parlare di New Queer Cinema bisogna fare un salto temporale di almeno 40 anni. Dopo il 1968, il cinema classico hollywoodiano passa il testimone a quella che conosciamo come Nuova Hollywood. Il bosco d’agrifogli perde definitivamente la sua patina dorata per mostrare l’impatto del singolo sulla società (o viceversa).
Il cinema indipendente diventa il maggior esponente di questa nuova corrente, tanto da portare alla fondazione del Sundance Film Festival nel 1978, un festival interamente dedicato a questo tipo di produzioni. Il termine queer, inteso come dispregiativo (in inglese significa “eccentrico”)  sarà presto acquisito proprio dalla comunità LGBT. Uno dei primi film definibili “queer” è Mala noche di Gus Van Sant, approdato nelle sale americane nel 1985. I due protagonisti della pellicola, oltre ad essere immigrati messicani, sono anche una coppia: una coppia pronta ad avere esperienze sessuali con altri (come si vedrà nel corso del film). Di conseguenza, Van Sant tocca il tema dell’emarginato per eccellenza; mostra l’immigrato, l’omosessuale, il criminale, il non monogamo. Tocca, in definitiva, l’essere umano che vive ed influenza la società che lo circonda. Questo film dà inizio ad una nuova stagione cinematografica che, nel 1992, prenderà definitivamente il nome di New Queer Cinema grazie alla giornalista B. Rudy Rich che utilizza questa definizione in un suo articolo pubblicato su Village Voice. New Queer Cinema che, a differenza del ben noto cinema LGBT, affronta temi sociali (come la diffusione del virus HIV), mostra i vari stili di vita della comunità omosessuale e, essendo un tassello indispensabile nelle corrente del cinema d’autore indipendente, sperimenta nuove tecniche cinematografiche, rivisita i generi tradizionali mettendo su grande schermo, senza alcun tipo di tabù, personaggi dichiaratamente gay e decisamente non stereotipati. Finalmente la narrazione filmica abbandona la sfera personale del protagonista per espandersi, per mostrare l’impatto del singolo sulla società! Il cinema Queer, a differenza di quello LGBT, rompe il tabù definitivo: l’omosessuale non è un emarginato, ma ha potere, volontà e una rilevanza sociale capace di modificare la vita di molte persone.

Cosa accadeva, invece, nel vecchio continente? Il confronto tra “Cinema made in USA” e “Cinema europeo” è sempre stato oggetto di discussione fin dai tempi del muto. Tuttavia parliamo di due approcci all’idea di cinematografia paralleli, certo, ma non paragonabili, fondamentalmente perchè la cultura americana e la cultura europea si fondano su basi e valori abbastanza discordanti. Il cinema americano ha sempre identificato se stesso come industria, come business. In Europa si è sempre cercato di preservare quell’aura artistica che considera fortemente il cinema come la settima arte. Il tema dell’erotismo (soprattutto l’omoerotismo) è una delle immagini maggiormente riproposte nell’arte fin dall’antica Grecia, quindi il cinema europeo non ha avuto timore nel riproporre determinate tematiche. L’erotismo in sé, negli USA, è da censurare, da celare il più possibile, tanto da portare il politico Will H. Hays alla modifica del Production Code hollywoodiano, stipulando il noto Codice Hays: un codice per proteggere la moralità delle pellicole. Non era consentito: mostrare corpi nudi; l’adulterio; i baci non dovevano superare la durata di 5 secondi e, ovviamente, la rappresentazione dell’omosessualità era severamente vietata.

Tornando in Europa, la situazione è decisamente più “libertina”: il sesso è sinonimo di gioco, seduzione, intrattenimento. Le dive europee possono sedurre, essere femme fatale. Gli uomini possono essere galanti e sessualmente espliciti. Questo gioco della seduzione non avviene solo tra uomo e donna, ma anche tra uomo e uomo e, soprattutto, tra donna e donna. Se nel 1934 Hollywood si nascondeva dietro la moralità, l’Europa usciva da un periodo di grande fermento culturale, nato specialmente in nazioni come Francia e Germania.
Seguendo queste premesse, non dovremmo sorprenderci nel notare come, nel cinema europeo, non esista una vera distizione tra Cinema LGBT e Cinema Queer. Il singolo personaggio è sempre protagonista: tuttavia è un protagonista che vive e reagisce ad una società. Basterà citare due grandi registi per esplicare il concetto: Rainer Werner Fassbinder e Pedro Almodovar.

Il cinema di Fassbinder nasce dalla profonda conoscenza teatrale del regista – di fatti molte pellicole sono dei Kammerspiel – e dalla sua capacità critica nel mostrare la società tedesca post-sessantottina. I suoi protagonisti sono gli emarginati, coloro che osservano la società da un vetro opaco, coloro che credono di non poterla cambiare e che, di conseguenza, ne sono vittime. Il dramma del singolo come riflesso di un’intera comunità, di un’intera epoca. Film come Il diritto del più forte o La paura mangia l’anima, travolgono lo spettatore per il realismo che li caratterizza. La storia d’amore tra Fox e Eugen non è differente da quella di Emmi e Alì: entrambe le coppie subiscono la discriminazione dei benpensanti. Fox e Eugen in quanto coppia omosessuale, Emmi e Alì in quanto coppia mista e di età differente. Fassbinder, da uomo omosessuale e con problemi di droga, è fratello dei propri personaggi, forse per questo le sue pellicole risultano autobiografiche, sia dal punto vista umano che dal punto di vista sociale. Fassbinder non distingue uomo e società, l’uno dipende ed influenza l’altro.
Lo stesso discorso vale per Pedro Almodovar, artista meno tormentato di Fassbinder ma che, come il regista tedesco, non riesce a distinguere arte e vita. Formatosi anche lui in teatro, arriva al successo internazionale con il film Donne sull’orlo di una crisi di nervi del 1988. Almodovar è un grande esploratore del mondo e dell’inconscio femminile, come vien fuori dalla commedia appena citata, ma, soprattutto è un grande rappresentate della comunità LGBT. I personaggi omosessuali delle sue pellicole non affrontano mai il dramma del coming out come trauma: essi si limitano ad esistere, ad esistere in quanto uomini, lavoratori, amanti o figli. Vivono in una società che accettano, alcune volte come vittime altre come vincitori. Non c’è distinzione tra emarginato omosessuale e uomo eterosessuale integrato alla perfezione: tutti loro esistono, e nessuna società può combattere ciò.

Stampa

Il frutto proibito

Dal 2 al 4 febbraio anche noi saremo ospiti al Fruit di Bologna per presentare il nuovo numero di Rapsodia: #queer! 
Un numero interamente dedicato alla decostruzione delle apparenze sociali, che rifiuta le categorie identificanti e propone una varietà di ridefinizioni dell’identità attraverso esperienze artistiche sempre al limite dell’ambiguità, tra norme e deviazioni. 

Leggi tutto

Alice Del Castello, LoveFriendsJob

Come fare di Spotify una macchina da soldi

Se tutto dovesse andare come previsto, alla fine di marzo Spotify comincerà a vendere azioni sul New York Stock Exchange. A differenza di quanto accaduto con Facebook, non si tratterà di un’offerta pubblica iniziale. Ciò vuol dire che, da un giorno all’altro, Spotify dichiarerà ufficialmente possibile acquistare quote, senza che ci sia un aumento di capitale. Al momento, Spotify sta crescendo insieme alle proprie perdite, stimabili intorno ai 600 milioni di dollari. Leggi tutto

63 Sophie Vanhomwegen, Cactushead

Quell’oscuro oggetto del Nonfiction

Il ricco scapolo Juan Pablo Galavis, ex-calciatore venezuelano di trentasei anni, deve trovar moglie. Un manipolo addestrato di ventisette ragazze dai capelli splendenti, segregate in una bella villa con piscina, combattono l’una contro l’altra per conquistare il cuore di Juan pie’ veloce, Achille romantico in giacca e cravatta. Riuscirà Juan a scovare, tra quelle assatanate di matrimoni, la moglie devota che il destino crudele continua a negargli? Leggi tutto

Senza titolo-1

Collagistas Festival e la celebrazione dell’arte del collage

L’atmosfera e l’entusiasmo di Berlino (sede della prima edizione del Collagistas) non è mai cambiata ma anzi è cresciuta nelle varie edizioni del Festival. A confermarlo è stata la 4a edizione del più grande festival dedicato al collage che si è svolta quest’anno a Milano dal 22 al 29 settembre, ospitata all’interno della splendida location di STECCA 3.0. Leggi tutto

10 dischi

10 dischi del 2017 che potrebbero esservi sfuggiti

 

La seguente lista è totalmente parziale e personale e presenta dieci dischi italiani e stranieri usciti nel corso dell’anno che, per un motivo o per un altro, non hanno trovato il riscontro che avrebbero meritato. Leggi tutto

Lunarte 11

Lunarte 11, il festival che fonde arte e territorio

Il programma dell’undicesima edizione del Festival – ha dichiarato l’organizzazione – gioca sul rapporto tra 1 e 1, inteso come incontro, un universo e un altro, relazione tra artisti, scambio tra territorio e sperimentazione. Lunarte si conferma, quindi, sempre di più come un momento in cui i linguaggi dell’arte e le energie del territorio, si incontrano in un’eccezionale sinergia. Undici anni di magici incontri tra arte e culture in un territorio che continua a crescere insieme a noi.” Leggi tutto

20706526_1635466966495525_529356784_n

ToDays Festival 2017

ToDays festival
Torino, 25-27 agosto 2017

Torna anche quest’anno con una line-up sempre più all’avanguardia il Todays festival, l’evento più underground dell’estate nel territorio torinese.
Come dice il nome stesso, il ToDays raccoglie i nomi del momento nello scenario “sottoculturale” giovanile. Leggi tutto

1 2 3 7
Vai sopra