Album2018

10+5 dischi del 2018 che potrebbero esservi sfuggiti

È quel momento dell’anno.

L’albero è acceso. I regali sono stati fatti. I più intraprendenti avranno anche deciso cosa fare a Capodanno. Manca ancora qualcosa? Sì. Manca la lista di fine anno con i dischi migliori del 2018. Siete alla ricerca di qualche chicca che potrebbe esservi sfuggita? Questo è il posto giusto per recuperare. In ordine rigorosamente alfabetico, ecco per voi 10 album internazionali e 5 album italiani che non hanno ricevuto l’attenzione che meritavano.

Potete ascoltarli tutti nella nostra playlist qui sotto.

Chris – Christine and the Queens; pop; 2018; Because Music

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“Vorrei essere Nick Cave o Mick Jagger”, raccontava Christine qualche mese fa a GQ, riferendosi a come il mercato discografico spinga le donne a presentare versioni semplificate e stereotipate della loro identità, per il bene delle vendite. E allora eccola diventare la tosta Chris per tutto l’album, il modo perfetto per esplorare queste contraddizioni: una facciata pop tremendamente catchy nasconde il racconto della sua identità, sessuale e sentimentale. Del resto, pop e erotismo hanno sempre viaggiato a braccetto, perché non aggiungere anche l’intelligenza di un commento sociale pungente e sincero?

Da ascoltare: Girlfriend (ft. Dam-Funk)

Historian – Lucy Dacus; rock; 2018; Matador

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Quest’anno l’ha vista registrare un EP con Julien Baker e Phoebe Bridgers come boygenius, uscito a novembre. Ma è con il suo Historian che Lucy Dacus dà prova di essere una cantautrice formidabile. Un album la cui dinamica varia dalle esplosioni rock fino ai sospiri più intimi, sempre accompagnato da testi profondi e complessi, che mettono a braccetto la speranza con la disperazione in maniera mai banale. E il disco funziona veramente bene come racconto (da una separazione fino alla morte), ma è anche pieno di pezzi che, presi singolarmente, sono piccoli gioielli.

Da ascoltare: Timefighter

Jassbusters – Connan Mockasin; indie; 2018; Mexican Summer

Jassbusters – Connan Mockasin

L’attività di Connan Mockasin sembra essere imprevedibile, controintuitiva e in un certo senso dominata dal caso. Sembra essere il tipo di persona che un giorno si sveglia e pensa di fare un concept album su due personaggi che aveva inventato 20 anni prima, e magari di accompagnare a questo album anche un film. L’album è questo Jassbusters, che (curioso visti i presupposti) è il suo lavoro meno eccentrico e sicuramente è quello dalle sonorità più omogenee, grazie alla band che lo accompagna per la prima volta. Il risultato sono 35 minuti squisiti, intrisi di retromania e di gusto pop filtrato dalla mente bizzarra di Mockasin, da divorare. Un altro piccolo plus: su Momo’s la voce solista (non accreditata) è quella di James Blake.

Da ascoltare: Charlotte’s Thong

Joy as an act of resistance – IDLES; punk; 2018; Partisan Records

Joy as an act of resistance – IDLES

Mazzate sulle gengive, calci con gli anfibi, sputi nei caffè. E inclusione, abbracci, amore, autostima, comprensione, fragilità, fanatismo per Dirty Dancing, citazioni da Harry Potter e Katy Perry. Potrebbe essere una descrizione abbastanza accurata di Joy as an act of resistance. Un disco che sposa fin dal titolo la positività pur essendo musicalmente dotato di un’energia e una cattiveria non comuni. All is love è il nome del loro fan club ed è anche un messaggio che si ricava da tutti i temi toccati nel disco: la Brexit, la dipendenza, l’immigrazione, la mascolinità tossica, un aborto. C’è sempre spazio per l’umanità, e gli IDLES ce lo dimostrano con questo lavoro.

Da ascoltare: Love song

Inside Voice – Joey Dosik; pop; 2018; Secretly Canadian

Inside Voice – Joey Dosik

Joey Dosik è un collaboratore frequente dei vulcanici Vulfpeck, grazie ai quali ha visto le sue canzoni suonate da turnisti sacri della musica r&b come Bernard Purdie, James Gadson e David T. Walker. Inside Voice è il suo debutto sulla lunga distanza, le cui ispirazioni sono ben chiare e mostrate con orgoglio (Marvin Gaye veglia dall’alto su un po’ tutte le tracce), ma non fanno mai sembrare il disco “vecchio”. L’eleganza e la complessità armonica dei pezzi, invece, si possono nascondere sotto semplici e orecchiabili melodie, perfette per un ascolto casuale. La musica che vorremmo sempre sentire alla radio.

Da ascoltare: Inside Voice

Midnight in a moonless dream – The Buttertones; rock; 2018; Innovative Leisure

Midnight in a moonless dream – The Buttertones

A sentire i Buttertones stessi, questo disco è un tentativo di uscire fuori da quel sound surf rock di cui la loro produzione è sempre stata impregnata. Il risultato è questo Midnight in a moonless dream, in cui la paletta sonora del precedente Gravedigging si amplia, perdendo un pizzico di freschezza in favore di atmosfere più cupe e intricate. Non per questo il risultato è meno energico. Un disco immediato ma allo stesso profondo, in grado di tenervi compagnia a lungo.

Da ascoltare: Darling, I need time but don’t really know why

Noonday Dream – Ben Howard; folk; 2018; Island Records

Noonday Dream – Ben Howard

Al travolgente entusiasmo che da sempre accoglie Ben Howard nella natìa Gran Bretagna si accompagna una sostanziale indifferenza nel resto del mondo. E questo è un vero peccato, perché in Noonday Dream il cantautore si conferma come un’artista senza compromessi e senza filtri, se non la sua proverbiale timidezza. Dal precedente lavoro c’è un’altra sterzata per allontanarsi dal (poco) di pop che era rimasto nei pezzi di I forget where we were. A tratti è disarmante l’efficacia degli intricati arrangiamenti, in grado di trasportare e di ricompensare gli ascoltatori in grado di lasciarsi prendere totalmente dal suo sogno.

Da ascoltare: A boat to an island on the wall 

Time – Louis Cole; pop; 2018; Brainfeeder

Time – Louis Cole

Conoscete Louis Cole per i video virali usciti di recente, in cui suona in una casa con una big band? Recuperate questo disco. Lo conoscete come metà del duo KNOWER? Recuperate questo disco. Non lo conoscete proprio? Recuperate questo disco. All’ottima scrittura pop si unisce un gusto unico per armonie spiazzanti, al jazz unisce il synth-pop più sfacciato e il tutto viene immerso in un groove travolgente. Il risultato è veramente interessante, e viene ulteriormente impreziosito da ospiti d’eccezione come Thundercat e Brad Mehldau.

Da ascoltare: Real Life (ft. Brad Mehldau)

Velvet – JMSN; r&b; 2018; White Room

Velvet – JMSN

Forte delle collaborazioni di qualche anno fa con Kaytranada e Kendrick Lamar, ci si poteva aspettare un impatto maggiore dalla musica di Christian Berishaj. Velvet è infatti il suo sesto album come JMSN, dedicandosi a suonare, produrre e cantare tutto quello che c’è nel disco. Il suo falsetto è il filo conduttore di un album che risulta uno studio sensuale di tutte le declinazioni che l’r&b ha assunto dagli anni 60 agli anni 90, risultando forse in alcuni momenti derivativo, ma sempre molto coinvolgente: chiudendo gli occhi si può sentire il sudore sul dancefloor. Siamo nel pop, ma siamo sicuri che in lavori più sperimentali ci siano esempi di strutture così funzionali alla narrazione come in alcune di queste canzoni?

Da ascoltare: Mind playing tricks

Your Queen is a Reptile! – Sons of Kemet; jazz; 2018; Impulse!

Your Queen is a Reptile! – Sons of Kemet

L’Inghilterra vive un momento strepitoso per quanto riguarda il jazz, suonato da giovani carismatici come il sassofonista Shabaka Hutchings, leader dei Sons of Kemet, già collaboratore della Sun Ra Arkestra. In questo Your Queen is a Reptile parte da due batterie, sassofono e tuba per arrivare a mostrarci la famiglia reale ideale, formata da grandi attiviste del passato. Ci sono dei passaggi vocali, recitati da Joshua Idehen, ma il punto di forza dei Sons of Kemet risiede nella loro capacità di sintesi, che riesce a raccontare attraverso suoni così geograficamente distanti come quelli africani e caraibici uno spaccato culturale così dettagliato. Innovando nel frattempo un genere complesso come il jazz.

Da ascoltare: My Queen is Harriet Tubman

Caterina Barbieri – Born Again in the Voltage; elettronica; 2018; Important Records

Caterina Barbieri – Born Again in the Voltage

Se può essere sfuggita a qualche lettore di Rapsodia, sicuramente non è sfuggita alla direzione del Primavera Sound, che l’ha voluta per l’edizione 2019. Caterina Barbieri è tra i musicisti che stanno riportando in auge i sintetizzatori modulari, con tutta la loro magia da alchemista e la loro componente elettronica, e questo album (registrato in realtà tra 2014 e 2015) è un ottimo punto da cui iniziare a scoprirla. Born again in the Voltage è una suite di 36 minuti da non perdere, un entusiasmante saliscendi, formato da crescendi e droni, fino all’esplosione della finale We access only a fraction.

Da ascoltare: How to decode an illlusion

Francesco De Leo – La Malanoche; indie; 2018; Bomba Dischi

Francesco De Leo – La Malanoche

L’ex leader de L’Officina della Camomilla torna con 8 pezzi che fluttuano in bilico su psichedelia e nonsense, imbevute in quintali di chorus. Qui De Leo sembra aver abbandonato l’eterna adolescenza del suo precedente progetto, e gran parte del merito è nella produzione straordinaria firmata da Giorgio Poi, che immagina l’America Latina de La Malanoche un po’ a metà tra la schiera di imitatori di Mac Demarco d’oltreoceano e il dream pop.

Da ascoltare: Heroin Chic

Maiole – Cose Pese; pop; 2018; Malinka Sound

Maiole – Cose Pese

Bastano i primi secondi di Sicuro di me per venire catturati da questo album: arrangiamento meraviglioso, ottima scrittura. C’è tutto e ad altissimi livelli. Cose Pese è veramente molto breve (solo due tracce superano i 3 minuti) e non sempre riesce a mantenere l’asticella dove viene posizionata dall’ottimo inizio. Il resto dell’album scorre tra elettronica e pop giocando un po’ troppo spesso sulla ripetizione, a volte funzionante come nella simpatica Tinder, a volte meno. Dopo l’ascolto non altro da fare che ricominciare da capo. E riascoltare tutto dall’inizio. O scegliere le tracce migliori e metterle in repeat, forse un modo migliore per godere dei pezzi migliori.

Da ascoltare: Sicuro di me

Nu Guinea – Nuova Napoli; funk; 2018; NG Records

Nu Guinea – Nuova Napoli

Pino Daniele, Alan Sorrenti, Tullio De Piscopo, ma anche Eduardo De Filippo e soprattutto tanti Napoli Centrale. Abbandonate quindi sperimentazioni house del primo periodo, ecco il funk, il jazz, la world music, tanto cari agli artisti napoletani più sperimentali. Il duo di stanza a Berlino riesce in questo modo a raccontare la città con fare da storiografi, ma con gli occhi già rivolti verso il futuro. Qui dentro c’è molto di quello che si può fare con questi suoni, tenendo in mente tutto quello che questi suoni sono stati e continuano ad essere per Napoli. Soprattutto, qui dentro c’è tutto quello che serve per far ballare chiunque.

Da ascoltare: Disco Sole

Verano – Panorama; indie; 2018; 42 Records

Verano – Panorama

Con l’aiuto del compagno di etichetta Colapesce, Verano utilizza un indie pop suonato in maniera molto curata e ben arrangiato, per riversare in musica i suoi ricordi e le sue malinconie. Ci sono tante chitarre in evidenza e ci sono tanti synth, ci sono melodie calde ed eleganti, ci sono testi privati, ma sempre intelligenti. Più di ogni altra cosa, c’è tutta Anna Viganò in questo disco: tra una traccia e l’altra, la sentiamo parlare di sé, e alla fine ci sembra di conoscerla un po’.

Da ascoltare: Bombafragola

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