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Letteratura

Il frutto proibito

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Dal 2 al 4 febbraio anche noi saremo ospiti al Fruit di Bologna per presentare il nuovo numero di Rapsodia: #queer! 
Un numero interamente dedicato alla decostruzione delle apparenze sociali, che rifiuta le categorie identificanti e propone una varietà di ridefinizioni dell’identità attraverso esperienze artistiche sempre al limite dell’ambiguità, tra norme e deviazioni. 

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Quell’oscuro oggetto del Nonfiction

63 Sophie Vanhomwegen, Cactushead

Il ricco scapolo Juan Pablo Galavis, ex-calciatore venezuelano di trentasei anni, deve trovar moglie. Un manipolo addestrato di ventisette ragazze dai capelli splendenti, segregate in una bella villa con piscina, combattono l’una contro l’altra per conquistare il cuore di Juan pie’ veloce, Achille romantico in giacca e cravatta. Riuscirà Juan a scovare, tra quelle assatanate di matrimoni, la moglie devota che il destino crudele continua a negargli? Leggi tutto

How to See Past Things with Words

Copertina saggio Leonid (Cecilia Gioria)

1. Metaphor tends to cling to memory, like profuse algae filming over promisingly pristine water. Getting ‘at’ memory, we thus get out conceptual hands coated all over in figures, in figurative language.  Leggi tutto

Rapso Birthday!

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In occasione del terzo compleanno di Rapsodia stiamo raccogliendo versi e immagini  fino al 26 febbraio per creare una cartolina artistica a tiratura limitata.

On the occasion of the third birthday of Rapsodia we are collecting verses and images until February 26 in order to create a limited-edition artistic postcard.

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La casa della morte

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Ho trovato la casa della morte

in un paesaggio cubista,

nascosta tra pini e templi

di bellezza pieni.

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La casa del déjà vu

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Luce.

Bianco abbacinante che ferisce i tuoi occhi. Disarmante senso di nudità e smarrimento. Non sai il tuo nome, né chi tu sei, e la sensazione che ti pervade completamente è la paura di cadere in un immenso vuoto.

Poi, mentre la luce si attenua rapidamente, si disegna ai tuoi occhi una scena suburbana nelle ombre della tarda sera. La tua mente si riaggrega, restituendoti memoria e coscienza del tuo sé.  Ti guardi intorno e ricordi cosa ti ha portato qui.

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L’ultimo boccone

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Oggi al ristorante, quando nel piatto mi era rimasto ormai solo un pezzetto piccolo di filetto Black Angus al sangue, io pensavo.

Che le fini hanno un sapore diverso, sempre. Questo pensavo.

L’ultimo boccone di un piatto buono, pensavo guardando il pezzetto di carne davanti a me, è buono anche lui, ma, non c’è niente da fare, ha un sapore diverso, leggermente più amaro. Sarà che lo sai che è l’ultimo, che porta con sé questo senso ineluttabile di fine, mentre tutti quelli prima no. Questo pensavo, seduto al tavolo del ristorante.

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