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Poesia

Segnali di fumo dalla poesia del XXI secolo

32 Lucia Schettino, Expellere

La poesia è morta. O se è viva si nasconde bene. Cancella le sue tracce con cura. È l’impressione che si ha entrando fra le quattro pareti di un’aula universitaria, in cui almeno un centinaio di studenti rimangono muti davanti a chi chiede loro il nome di cinque poeti viventi. Gli studenti sono iscritti a lettere, inutile specificarlo. Il professore è (non di solito, ma in questo caso sì) clemente. Ripete la domanda puntando a ribasso. “Ditemi il nome di tre poeti che non stiano diventando humus per i gerani di mia nonna”. Il silenzio si fa imbarazzante. Quando poi, un po’ estenuato, procede nella sua asta a ribasso, chiedendone “uno solo!”, gli studenti sembrano fingere di non capire bene la domanda.

Ma il professore è uno cool, uno di quelli che si siede sulla cattedra come a Yale. Non la mette giù tanto tragica e conclude: “la poesia sta morendo”. La prima impressione, dicevo, è che abbia ragione. Se nemmeno un centinaio degli intellettuali di domani (espressione che suona un po’ alla Mulino Bianco, ma, in fondo, chi se non loro?) sanno citare un poeta vivente, allora poeti viventi non ce ne sono. O, se ci sono, non li legge nessuno, che poi, nel berkeleyano mondo editoriale, non essere letti significa non esistere.

Eppure la prima impressione inganna. A volte anche la seconda e la terza non sono affidabili. Ma per far cadere lo scetticismo basta qualche nome, qualche suggerimento. A scuola si arriva raramente a parlare di Zanzotto, Sereni, Caproni (se non ci siete arrivati, per oggi vi basterà sapere, che sono tutti morti). E se nessuno fa altri nomi, fra i banchi del liceo si finisce per credere che la neoavanguardia sia una bella esplosione, il suicidio in grande stile della poesia contemporanea. Ok, ragazzi, d’accordo. Tutto bello, i Novissimi, il Gruppo ’63 e non so che altro, ma sono passati cinquant’anni!

Sono passati cinquant’anni e ancora i nomi dei grandi poeti contemporanei stentano a entrare nelle università. Nei licei, poi, nemmeno l’ombra! Nomi come Antonella Anedda, Patrizia Cavalli, Milo De Angelis, Valerio Magrelli, Fabio Pusterla. Si potrebbe continuare, ma mi fermo a cinque. Abbastanza per accontentare quel professore e, forse, trattenerlo dal concludere azzardatamente che la poesia sta morendo.

Vi propongo tre testi. Solo tre perché questo articolo è già troppo lungo e voi, come me, avete certo un oceano di cose da fare. Tre testi che verranno interrotti dal cellulare che vibra nella tasca, dalle notifiche di Facebook, dai pensieri e il mal di stomaco per il prossimo esame su Guittone d’Arezzo (per carità, viva Guittone!). Alla fine, magari, penserete anche voi che la poesia sta morendo.

Io invece continuerò a credere che saremo noi a morire, se non riusciremo a trovare la cura per leggere una, due, tre poesie.

Sabbia

Tu non lo sai, ma io spesso mi sveglio di notte,
rimango a lungo sdraiato nel buio
e ti ascolto dormire lì accanto, come un cane
sulla riva di un’acqua lenta da cui salgono
ombra e riflessi, farfalle silenziose.
Stanotte parlavi nel sonno,
con dei lamenti quasi, dicendo di un muro
troppo alto per scendere sotto, verso il mare
che tu sola vedevi, lontano splendente.
Per gioco ti ho mormorato di stare tranquilla,
non era poi così alto, potevamo anche farcela.
Tu hai chiesto
se in basso ci fosse sabbia ad aspettarci,
o roccia nera.
Sabbia, ho risposto, sabbia. E nel tuo sogno
forse ci siamo tuffati.


Fabio Pusterla da Corpo Stellare (Marcos y Marcos, 2010).

 

[Cuci una federa per ogni ricordo, mettili a dormire,]

Cuci una federa per ogni ricordo, mettili a dormire,
dai loro il sonno di un lenzuolo di lino.
L’edera rende la notte verde.
Una mela cade sull’erba ma tu imbastisci e cuci.
Servono aghi e forbici. Serve precisione.

Antonella Anedda da Salva con nome (Mondadori, 2012).

La curva

Nella curva, la stessa, in montagna, scendendo
dalla macchina, mia figlia, piccolina,
vomitava, per strada, tutti gli anni, inevitabilmente.
Ormai la conoscevo:
come al nostro santuario, ci fermavamo
per consolarne i pianti, pulirla e passeggiare
lungo il tornante dell’alba.
Altre vacanze, noi vecchi, lei cresciuta,
ma quella sosta mi rimane in mente,
cruna della nostra famiglia nella fuga
in Egitto. Ogni famiglia è in fuga,
solo l’Egitto cambia.

Valerio Magrelli da Il sangue amaro (Einaudi, 2014).

Rapso Birthday!

RAPSOBDAY

In occasione del terzo compleanno di Rapsodia stiamo raccogliendo versi e immagini  fino al 26 febbraio per creare una cartolina artistica a tiratura limitata.

On the occasion of the third birthday of Rapsodia we are collecting verses and images until February 26 in order to create a limited-edition artistic postcard.

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La casa della morte

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Ho trovato la casa della morte

in un paesaggio cubista,

nascosta tra pini e templi

di bellezza pieni.

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Quanto guadagna Rapsodia?

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In questo articolo intendiamo chiarire ai nostri lettori la “politica commerciale” della nostra piccola realtà editoriale indipendente.

Dopo la prima esperienza in digitale, la redazione è stata concorde nel passare al formato “cartaceo”. Come fare? Non avendo a disposizione le risorse necessarie per rivolgersi a una tipografia, questo obiettivo sembrava sempre più simile a un miraggio. La soluzione (momentanea) del print on demand è stata adottata in quanto unica via praticabile. Costi prossimi allo zero, guadagni altrettanto prossimi allo zero.

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Waiting for Rapso 13

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What is Rapso 13?

Rapso 13 is Rapsodia’s first ‘thematic’ experiment. The chosen theme, The Aesthetics of Repetition (click here to read the English version of the call for artists for this issue) has attracted a varied and eclectic mix of artists from all over the world. Hundreds of artists and writers participated in the call for artists for this special edition. This unexpected response was extremely exciting for the editorial staff who were, to be completely honest, initially a bit skeptical about the potential outcome of this project.

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Aspettando Rapso 13

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Cos’è Rapso 13

Rapso 13 è il primo esperimento “a tema” del progetto editoriale Rapsodia. Il tema scelto, l’Estetica delle Ripetizioni (clicca qui per leggere il testo della call for artists in italiano), ha attirato l’attenzione di diversi artisti in tutto il mondo. Circa un centinaio di artisti e scrittori partecipanti alla “chiamata alle arti” di Rapsodia per questa edizione speciale. Un successo inaspettato che ha esaltato lo staff di redazione, a dire il vero inizialmente un po’ scettico sulla piena riuscita dell’operazione.

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Il vitello a due teste della ex-poesia (Frammenti di Confessione)

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Anni fa il compositore Arthur Honegger disse… la musica scompare, così com’è scomparsa la poesia.
Chi avrebbe oggi il coraggio di dire che cosa fa il poeta? Sappiamo che Dio è già morto –vedi Nietzsche – che in seguito, dopo varie metamorfosi, è morto il diavolo – e che in seguito ancora è morto l’uomo. Alla fine – come dice Honegger “è scomparso il poeta”. E noi continuiamo a vivere! Siamo dunque testimoni della vita dopo la morte di Dio, del diavolo, dell’uomo…del poeta. Il poeta è appena scomparso. Lo ha dichiarato Honneger, brevemente, chiaramente, brutalmente. Se il poeta è scomparso, che faccio io ora qui fra voi? Parlate con un defunto? Chi è seduto di fronte a voi, che cosa legge, di che parla?

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UN APPROCCIO SCIENTIFICO ALLA POESIA

MUSTA FIOR

Abstract

Nel testo proposto si espongono, con estrema sintesi, i limiti della concezione classica di poesia,

le prospettive aperte dalle avanguardie del ‘900 e l’attuale relazione con le neuroscienze.

L’intenzione è di delineare un approccio alla poesia che superi la concezione tradizionale

del poeta, la figura del genio, dell’artista ispirato o talentuoso, e che apra alla ricerca scientifica.

Un approccio che vede esclusa l’ispirazione del poeta introducendo il metodo scientifico

e la relazione attiva con il pubblico come paradigmi della ricerca poetica.

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