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D. F. di Vincenzo D’Argenio per Art City Bologna

Come in Umberto D anche in D.F. si racconta una storia. L’artista Vincenzo D’Argenio ha pensato, per Art city Bologna, di mettere in mostra la vita del nonno materno.
Un archivio di famiglia in tre installazioni multimediali e una fotografia.
Il percorso, ospitato all’interno del nuovo spazio Maison Ventidue di Maria Rosa La Manna, inizia con l’ascolto di un file audio attivabile tramite QR code che contiene le interviste a quattro donne: la moglie, la figlia e le nipoti di D.F.
D’Argenio sceglie loro, o meglio le loro voci, come ulteriori conduttori per dare vita ai ricordi, che scorriamo dall’archivio fotografico, raccolto su cinque tablet in dialogo opposto con la staticità dell’unica stampa, ritraente un dettaglio: delle mani che stringono un rosario.

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Ci spostiamo nell’altro interno, dove D’Argenio ha ricreato, grazie all’uso ovattato del pluriball, la proiezione di un ricordo, un pezzo di vita che, come negli archivi digitali, torna in loop ogni volta che termina. C’è una sorta di magia se vogliamo in questo meccanismo. Una magia a cui siamo sempre più abituati in quest’era digitale.
Una vita, su mezzi analogici, le foto, raccontata dal ricordo di altre vite, impresse su mezzi digitali, i Tablet e i file audio. Quasi, una sorta di staffetta tra supporti contenenti ognuno una traccia. Lo scopo? In 20 minuti, far diventare, uno sconosciuto, D. F. in  Domenico Facchiano.

Mostra a cura di Emilia Angelucci e Mario Francesco Simeone e promossa dall’associazione TAZ – Temporary Art Zone.

Articolo di Stefania Trotta

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