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La La Land: il film scandito dalle stagioni.

Scrivere di una produzione hollywoodiana pluripremiata agli Academy Awards, ai Golden Globe e ad altre innumerevoli manifestazioni sui generis intimidirebbe chiunque, non solo me.

Ho guardato il film in ritardo, circa un mese dopo l’uscita nelle sale. Ho sentito pareri discordanti: chi ne è rimasto incantato, chi innamorato, c’è chi lo ha detestato e chi è rimasto indifferente agli sforzi di Damien Chazelle. Tutto molto comprensibile, i musical o si amano o si odiano. Personalmente, sono ancora indecisa sul partito da adottare, però devo ammettere che La La Land ha volto l’ago della bilancia decisamente in suo favore.

Il tempo nella pellicola è scandito dalle stagioni, ma secondo la mia visione si potrebbe dividere il film in due parti: una è sicuramente quella in cui i protagonisti sono felici, innamorati, ballano e cantano (hanno anche le stesse scarpe), i colori dei loro vestiti e dei paesaggi sono brillanti, tutto va male – entrambi non riescono a realizzare i loro sogni e conducono una vita precaria – ma allo stesso tempo tutto è perfetto; l’altra parte è quella in cui i due iniziano a focalizzarsi sulle rispettive carriere.

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Ma, facciamo un passo indietro. I protagonisti (Gosling e Stone) si conoscono, si innamorano e tutto sembra andare a meraviglia tra loro fin quando, proprio come se fossimo nella vita reale, lui ascolta una telefonata tra Mia [ndr, la protagonista] e la di lei madre. Insomma, le suocere esistono anche ad Hollywood. Sebastian si stanca di essere povero ma felice e capisce di dover scendere a patti con i propri sogni pur di trovare finalmente l’agognata stabilità. Lo fa accettando un lavoro che lo porterà via dalla sua bella e le cose tra i due inizieranno pian piano a sgretolarsi.

Interessante la scelta narrativa, ho apprezzato molto i vari switch dei punti di vista dei due personaggi principali e i minuti che ho preferito sono stati quelli in stile Sliding Doors: come sarebbe potuto essere se le cose fossero andate in modo diverso da quello che realmente accade.

Molti sono stati i punti in comune con Whiplash (il precedente lavoro di Chazelle) ma numerose sono anche le citazioni ai film hollywoodiani degli anni ‘50-’60; l’alchimia tra i protagonisti ricorda molto quella di divi ormai entrati a far parte dell’immaginario collettivo che ci ha fatto sospirare e sognare. Per forza di cose non posso snocciolarvi altro ma sicuramente è un film che merita, dalla regia, alla colonna sonora, alla fotografia, agli interpreti, alla location…se ha vinto tutti questi premi un motivo ci sarà – non è solo per Gosling che sorride alla camera e suona il piano!