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Nella mente di Stefano Tommasi

La mente creativa è il caos, lo confermano anche le recenti ricerche psicologiche seppur la questione possa sembrare ovvia agli artisti perseguitati da flussi di stimoli e visioni, si insediano nella mente e fuoriescono come turbini alla ricerca di una forma pura o di un senso logico. Nella fotografia concettuale l’immagine è concepita nella mente del fotografo e riprodotta in una mise-en-scène, oltre le formalità stilistiche del linguaggio fotografico l’autore trasporta il proprio concetto in immagini metaforiche, l’originale astrazione prende così una forma più comprensibile, ma non sempre, agli occhi di chi osserva. Le immagini concettuali del fotografo Stefano Tommasi ci conducono alla scoperta delle sue visioni oniriche, intime, umane; nel progetto Self Portrait cattura e condivide i momenti privati dell’unico uomo protagonista: se stesso.

 

Secondo Henri Cartier-Bresson la creatività del fotografo sta nella frazione di un secondo quando si scatta una foto, nella sua capacità di inquadrare quel momento. Una delle tue passioni è il reportage, dunque una fotografia diretta senza interpretazioni, quando è nata l’esigenza di sperimentare la fotografia concettuale?

Hai detto bene, esigenza. Perché è proprio da questo bisogno che nasce la mia espressione artistica. Non ricordo un episodio o un momento preciso in cui ho intrapreso questa sperimentazione ma sicuramente è stata una conseguenza delle mie precedenti passioni. Nel reportage, che è forse il primo genere al quale mi sia appassionato, man mano mi sono accorto di ricercare significati onirici più che crudi e reali, questo mi ha illuminato spingendomi a un percorso spesso inverso, ovvero far nascere la fotografia più che riceverla.

 

Stefano Tommasi - I sogni della mente
Stefano Tommasi – I sogni della mente

 

In un’intervista, parlando del progetto I sogni della mente, affermi che la nascita di un’idea nella nostra mente può prendere anche forme bizzarre, fino al suo atto finale, che non è altro che un fottuto atto d’amore.

A questa espressione sono affezionato perché racchiude la semplicità e l’imprevedibilità della nascita delle idee. Non progetto mai prima le mie fotografie, mi lascio trasportare dai pensieri che prendono forme autonome a volte nel sogno, altre dai luoghi che mi cercano, o ancora da un libro, una musica. I sogni della mente è una serie nata senza logica o motivo apparente, l’ho realizzata senza sapere dove mi avrebbe portato, in una sorta di sogno lucido. Alla fine, molto tempo dopo ho capito cosa fosse, un fottuto atto d’amore! Quello, come tutte le mie fotografie, hanno questo sentimento come partenza e arrivo, nascono con un sentimento naturale, sincero, sentito e si sviluppano senza una logica stabilita. Parlano per me, standosene zitte.

 

Nelle fotografie sei il protagonista della scena, sdoppiato, riflessivo, autentico, ti mostri all’obiettivo. In Pulp, Charles Bukowski scrive: il miglior interprete dei sogni è chi li fa. Sei d’accordo?

In parte, anche chi li riceve e li condivide lo è. Io interpreto i miei sogni, che spesso non sono soltanto miei dal momento che sono visibili, palpabili, nudi di fronte agli altri e quel personaggio che è spesso la mia figura, puoi benissimo essere tu.

 

Stefano Tommasi - Self Portrait
Stefano Tommasi – Self Portrait

 

Milioni di immagini e contenuti circolano nel web, ma questo flusso apparentemente incontrollabile è sorvegliato, analizzato e censurato. Di recente hai pubblicato su Facebook l’immagine concettuale di una sirena, la fotografia di una ragazza a busto nudo ha scandalizzato i moderatori del social e hai dovuto rimuovere l’immagine. Quale è stata la tua reazione?

La censura adottata dai social network è emblema della faziosità e bigottismo della nostra società. Ancora oggi, la vista di un seno appare scandaloso, da censurare, mentre è invece possibile riempire le homepage di link contenenti immagini terribili di bambini morti in Siria, piuttosto che in qualche stato africano, perché la morte non si censura, la vita si. Con l’immagine della sirena ho voluto dimostrare quanto siano stupide certe logiche, ho quindi realizzato la fotografia applicando dei piccoli petali sui seni che coprono ma non del tutto e che lasciano il dubbio alla censura. Ho poi intitolato la fotografia La sirena di Facebook, una vera e propria presa in giro al social. Dopo averla pubblicata e sponsorizzata, Facebook ha approvato l’inserzione ma dopo un paio di giorni ci ha ripensato dichiarandola “non idonea”. La mia reazione è stata di completo divertimento nell’immaginare chi confabulava dietro lo schermo su cosa fosse giusto fare. “Il seno è abbastanza coperto? Mmm sì…no, forse qua si vede, si, no, bah!”. A tal proposito mi fa piacere che Rapsodia abbia deciso di pubblicare la sirena vestita del suo perché e svestita di censura. Un giorno queste stupidaggini finiranno, chissà se prima o dopo di noi.

 

Stefano Tommasi - Sirena
Stefano Tommasi – Sirena

 

Il tuo portfolio è visibile sul sito ufficiale www.stefanotommasi.com, prossimi progetti?

Dal 17 maggio sarò presente alla collettiva (Con)Fusioni 2017 –  L’inusuale mostra dell’incompiuto. Ho deciso di parteciparvi perché la curatrice, Michela Piccoli, mi ha ispirato con la sua volontà ed entusiasmo. Progetti miei personali ne ho molti, a breve e lungo termine. Da una parte continuerò la mia ricerca personale incentrata sempre sull’autoritratto dell’anima, dall’altra sto lavorando ad un connubio tra parole, aforismi e poesia, mia altra passione, e la fotografia da fondere insieme nella pubblicazione di un libro. Dove, come quando e perché, sono ancora in via di definizione.