riot-zach

Un gioco nostro

Lei entra in camera in modo prepotente, esclamando: “Salitipu!”
Senza scompormi, sollevo lo sguardo dal monitor del computer su cui sto scrivendo un racconto nuovo (dopo tanto tempo): “Crafollo,” rispondo.
Lei mi si avvicina, alzando la voce: “Gurubicchio!”
“Sassaco,” replico, girandomi a guardarla. Si sta togliendo l’accappatoio, rivelando la pelle nuda bianca come il latte e punteggiata di lentiggini che sembrano tanti spruzzi di caffè. Sorrido nell’imitazione di un sorriso lascivo che però non mi viene bene, lei sa benissimo che io so che questo è un momento in cui non devo toccarla, un rituale che è solo suo e che non deve essere disturbato a meno che non sia lei stessa a volerlo. “Nittioriscu,” mormora avvicinandosi e abbracciandomi da dietro.

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