Inas Al-soqi, Java (detail), 2018, hand cut collage glued on paper

The power of images in Inas Al-soqi’s collages

From Kuwait to Romania to USA, since childhood the artist Inas Al-soqi keeps in mind not only difficult situations she lived, the social changes she undertook or the cultural contrasts she experienced, but also creative stimuli and several accolades.

Her artistic education starts off with the Tufts School of the Museum of Fine Arts, in Boston, and finished up with a Master in Art Business at the Sotheby’s Institute of Art in New York. She applied for several artists’ residencies, and her artworks are displayed at museums or are part of private collections all over the world.
Inas talks about her story humorously, using the analog collage technique. Her unique style is made of clippings from old papers and art books. They are held up by different supports, and they are assembled with an almost obsessive craft. Her point of view is inspired by social imaginary, from the Eastern and Arabic culture to the history of the first colonial federalism, from sexual discriminations to political propaganda. Through a chaotic and satiric interpretation Inas Al-soqi explores, testifies and denounces the social impact of the human crisis.

 

Inas Al-soqi, Spine, 2017, hand cut collage glued on paper, 20x20 cm

 

Let’s start with the origins. You were born in the Romanian city of Brasov, after your family fleed from the Gulf war. When you were 15 years old, you moved to Dallas with your mother and your brother: George W. Bush was the President of the USA, and he was at war with Iraq. How has your past influenced your decision to become an artist?
The change of country, language and friends was inevitable, being creative was my way of blending into each new environment, never thought much about it, it just transpired. As an immigrant, the idea of being an artist did not seem conceivable until I visited School of the Museum of Fine Arts in Boston.

You started off as a painter, but now you are mostly known as a collage artist. When did you decide to change the technique?
Painting is really an intimidating medium, I was struggling with figuring out how to express my German Expressionist aesthetic and I was also becoming allergic to the oil paint. During high school in North Carolina I fell in love with the collages of Romare Bearden and Kara Walker, but it took until my third year in Boston, after my painting mentors suggested I look at the collages of Max Ernst and Robert Rauschenberg that I started taking on collage. It is a language that comes extremely effortlessly to me.

Inas Al-soqi, Running Time, 2015, hand cut collage glued on paper, 22x16.5 cmSONY DSC

How today’s history of arts and contemporary languages influence your artistic research?
I am influenced by history, movies, books, etc. not so much into the performative phenomenon of what is happening in contemporary art right now.

Your collages show surreal situations, although inspired by the sad reality. What’s the most peculiarity of your reinterpretation?
I often describe my work as beautiful satire, I find it interesting the way each viewer reinterprets the story that I present, rather than my intention.

We live in a society addicted to the images. According to you, is it difficult for an artist to astonish the spectator?
Absolutely, especially as a lot of my contemporaries try to shock the viewer in order to get a reaction, my intention is to create a conversation, to keep the viewers attention through curiosity.

Inas Al-soqi, Perfume, 2016, hand cut collage glued on paper, 18x25 cm

You applied for artists’ residences in Morocco, Italy, Romania, Finland. What was the most significant experience among those?
Impossible to choose between the residencies, they are all so different. Morocco is an incredible land, I fell in love with the light that I saw in the Atlas Mountains and the eyes of the Berber women; Venice will forever have my interest, I would get lost for hours and through my four trips there, never saw the same thing twice. Romania is my motherland, and Transilvania is such a mysterious place, at times filled with sadness and grey, but the embroidery and use of wood is mesmerising. Finland was a completely different story, I had nothing to compare it with, I was there during the winter therefore the sun was out only for a few hours, definitely brought me closer to the animalistic side.

Inas Al-soqi, Java (detail), 2018, hand cut collage glued on paper

You travelled all around the world, what’s your next destination? Have new projects or exhibition been scheduled?
I am currently in Amsterdam finishing a three month residency (WOW Artists in residence). I’m not sure where I’ll be next, I like that feeling of having a little bag and my art materials.

For you, friends and readers of Rapsodia I suggest you visit the official website of Inas Al-soqi and follow the interesting video-interview with the artist shot by Federico Possati.

 

 

TRADUZIONE ITALIANA

Dal Kuwait alla Romania fino agli Stati Uniti d’America, sin dall’infanzia l’artista Inas Al-soqi porta con sé una valigia piena di momenti difficili, cambiamenti sociali e contrasti culturali, ma anche di stimoli creativi e numerosi riconoscimenti. La sua formazione artistica ha inizio alla Scuola del Museo di Belle Arti di Tufts a Boston e prosegue con un master in Art Business al Sotheby’s Institute of Art di New York, ha partecipato a diverse residenze d’artista e le sue opere circolano nei musei e nelle collezioni private di tutto il mondo.

Inas racconta la sua storia con ironia utilizzando la tecnica del collage analogico, il suo stile espressivo unico è fatto di ritagli recuperati da vecchie riviste e libri d’arte disposti su diversi supporti e assemblati con un’abilità quasi ossessiva. La sua visione è ispirata dal vasto archivio dell’immaginario collettivo, dai modelli della cultura orientale e araba alla storia del primo federalismo coloniale, dalle discriminazioni sessuali alla propaganda politica. Attraverso un’interpretazione satirica e caotica Inas Al-soqi esplora, testimonia e denuncia le ripercussioni sociali della crisi dell’umanità.

Iniziamo dalle origini. Sei nata nella città rumena di Brasov dopo la fuga della tua famiglia dalla guerra del Golfo, poi all’età di quindici anni ti sei trasferita con tua madre e tuo fratello a Dallas durante la presidenza di George W. Bush e lo scoppio del secondo conflitto in Iraq. Come ha influito il tuo passato sulla decisione di diventare un’artista?
Cambiare Paese, lingua e amici era inevitabile, essere creativa era il mio modo di integrarmi in ogni nuovo ambiente, non ci avevo mai pensato molto, è appena emerso. Come immigrata, l’idea di essere un’artista non sembrava concepibile finché non ho visitato la Scuola del Museo di Belle Arti di Boston.

Hai iniziato come pittrice ma oramai sei conosciuta come collagista, quando è stato il momento in cui hai deciso di cambiare tecnica?
La pittura è davvero un mezzo intimidatorio, stavo lottando per capire come esprimere la mia estetica ispirata all’Espressionismo tedesco e stavo diventando allergica alla pittura ad olio. Durante il liceo nella Carolina del Nord mi sono innamorata dei collages di Romare Bearden e Kara Walker, ma ho iniziato a usare la tecnica del collage solo durante il mio terzo anno a Boston, dopo che i miei mentori mi hanno suggerito di guardare i collages di Max Ernst e Robert Rauschenberg. Il collage è un linguaggio che mi viene estremamente facile.

In che modo oggi la storia dell’arte e i linguaggi contemporanei influenzano la tua ricerca artistica?
Sono influenzata dalla storia, dai film, libri e altro, non tanto dal fenomeno performativo che sta accadendo nell’arte contemporanea in questo momento.

Nei tuoi collages componi scenari surreali ma ispirati a situazioni tristemente reali. Quale è la particolarità della tua reinterpretazione?
Descrivo spesso il mio lavoro come una “bella satira”, trovo interessante il modo in cui ogni spettatore reinterpreta la storia che presento, piuttosto che la mia intenzione.

Viviamo in una società assuefatta al flusso di immagini, secondo te è difficile per un artista riuscire ancora a sorprendere lo spettatore?
Assolutamente, soprattutto perché molti dei miei contemporanei cercano di scioccare lo spettatore per ottenere una reazione, la mia intenzione è quella di creare una conversazione per mantenere l’attenzione degli spettatori attraverso la curiosità.

Hai partecipato a residenze d’artista in Marocco, Italia, Romania, Finlandia, solo per citare alcuni luoghi, quale è stata l’esperienza più significativa?
Impossibile scegliere tra le residenze, sono tutte così diverse. Il Marocco è una terra incredibile, mi sono innamorata della luce che ho visto sui monti dell’Atlante e degli occhi delle donne berbere. Venezia avrà il mio interesse per sempre, mi ci perderei per ore e durante i miei quattro viaggi non ho mai visto la stessa cosa due volte. La Romania è la mia patria e la Transilvania è un posto così misterioso, a volte pieno di tristezza e di grigiore, ma il ricamo e l’uso del legno sono affascinanti. La Finlandia è stata una storia completamente diversa, non avevo nulla con cui confrontarla; ero lì durante l’inverno, quindi solo poche ore di sole, sicuramente quel periodo mi ha avvicinato al mio lato animalesco.

Hai viaggiato in tutto il mondo, quale è la tua prossima destinazione? Ci sono nuovi progetti e mostre in programma?
Ora sono ad Amsterdam per terminare una residenza di tre mesi (WOW Artists in residence). Non sono sicura di dove sarò prossimamente, mi piace quella sensazione di avere solo una piccola borsa e i miei materiali artistici.

Per voi amici e lettori di Rapsodia vi consiglio di visitare il sito ufficiale di Inas e di seguire l’interessante video-intervista all’artista girata da Federico Possati.

Interview by Alessandra Tescione.
Thanks to Francesca Sordini for the help with the translation.

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