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TOdays Festival 2016: le nostre impressioni (un po’ prima) di settembre

Grandi nomi per i tre palchi principali di via Cigna a Torino dove, il 26, 27 e 28 agosto scorso, si è tenuta la seconda edizione del “Todays festival”; John Carpenter, M83, ma anche Jesus and Mary Chain e Brian Jonestown Massacre.
Location inusuali e atmosfere new wave ci hanno accompagnato nel corso della tre giorni, per un evento decisamente underground.

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Venerdì 26 agosto

Sul palco dello Spazio 211, sin dalla prima serata, Pugile, Niagara, M83, Iosonouncane. Performance che ha colpito molto quella di quest’ultimo; le basi elettroniche che accompagnavano i suoi testi sottili si discostavano molto dai lavori in studio; insomma, perle confezionate proprio per lo spettacolo dal vivo. E questo, come sempre, ci fa molto piacere.

Degni di nota, con il loro pop incalzante e “sognante” (suonato magistralmente) sono stati anche gli M83. Un live di improvvisazioni strumentali, svisate elettroniche, scenografie curate e giochi di luci, un lampo di vivacità quasi in contrapposizione con quel velo un po’ cupo, quell’ombra intensa che ha ammantato la musica del Todays.

Esattamente alle 19.30, mentre, allo spazio211, Niagara iniziava a suonare, al Museo Ettore Fico, coda chilometrica (che ha continuato ad allungarsi fino alle ore 23, ergo 4 ore di attesa) per Calcutta. Ingresso fino ad esaurimento posti a sedere; purtroppo non siamo riusciti ad entrare, quindi Calcutta rimarrà un punto interrogativo.

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John Carpenter

Intanto, negli spazi dell’ex-fabbrica Incet, hanno suonato Spaccamonti, John Carpenter (sì, proprio il regista), Veronica Vasicka e Regis.

Il fatto che il festival non abbia messo a disposizione una navetta privata (si legga: a little tip per le prossime edizioni!) ci ha creato un po’ di problemi nel corso di tutte le giornate (in particolare venerdì sera…); i palchi erano in location dislocate e la zona in cui si trovavano era abbastanza lontana dal centro e mal servita (sob!) pure dai trasporti pubblici torinesi.

 

Sabato 27 agosto

Molto interessanti e degni di nota sono stati i workshop pomeridiani alla Galleria d’Arte Gagliardi e Domke, impreziositi da esibizioni di musica elettronica, un’esposizione di synth d’epoca, incontri con etichette discografiche e artisti.

Con Record Kicks e Garrincha si è parlato di digitale vs. vinile, scouting di nuove band, home recording, in verità mai affrontando nessun argomento nello specifico, restando molto sul vago, con topic molto ampi e molto generici (ah, a proposito, si è detto ben chiaro che chiunque può prodursi un disco con un Mac!).
Dalle 19, allo spazio211, Stearica, Giuda, Motta e The Jesus and Mary Chain. Sempre, ahimé, a causa dei trasporti pubblici, ci siamo persi i primi due concerti, tra cui i Giuda, che forse erano tra gli artisti più desiderati del festival (almeno secondo noi!).

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MOTTA

Molto interessante l’esibizione di Motta, affermatosi di recente nella scena Indie italiana con “La fine dei Vent’Anni”, LP dal titolo sicuramente accattivante, uscito lo scorso marzo. Sempre corroborando quel sapore un po’ alternative del Todays, anche Motta munito di set elettronico-minimalista. I brani de “La fine dei Vent’Anni” suonano come un manifesto generazionale. Un disco convincente, che sa parlare bene di questa e a questa progenie della Modernità, ai giovani tra i venti e i trenta, diventati grandi nell’epoca della fine delle ideologie e dell’esplosione della vita digitale.

I Jesus and Mary Chain… Purtroppo il tempo passa anche per loro!
I brani del loro primo album, Psycho Candy,  molto, come dire…, puliti! Fin troppo. Un’esibizione comunque piacevole. Non ci aspettavamo certamente i pionieri dello Shoegaze della metà degli anni ottanta. Definiremmo persino il loro aspetto non più molto consono allo stile che li ha resi celebri.

La sera.

Inaspettatamente, all’ex-fabbrica Incet c’è stato una sorta di after-party. Location davvero suggestiva e azzeccatissima, in compagnia di gruppi di una certa fama anche internazionale. È stato il caso dei Cani e dei Soulwax. Il concerto dei primi meritava decisamente di essere ascoltato; pezzi molto più suonati rispetto alle sequenze campionate e sintetizzate di Motta e Iosonouncane. A seguire, show impressionante dei Soulwax (che, a proposito, la sera dopo si sono esibiti a Parigi al festival Rock en Seine). Tre batterie rinchiuse all’interno di grossi cubi bianchi aperti su due lati e un’enorme strumentazione elettronica al centro del palco: una scena notevole…rapsodica.

Sul finire, un quasi-rave party con The Hacker e Ivan Smagghe.

 

Domenica 28 agosto

Nel pomeriggio, al Parco Aurelio Peccei, Elio Germano & Theo Teardo con “Viaggio al termine della notte”. Spettacolo ricchissimo, poi, allo spazio211. A esibirsi, questa volta, sono stati ben cinque gruppi: Victor Kwality, The Brian Jonestown Massacre, Local Natives, Cristal Fighters e GOAT.

Che dire sui Brian Jonestown Massacre… con una discografia così immensa, difficile scegliere i pezzi per un repertorio di un’ora. Il sestetto di San Francisco ha optato per brani ricercati (certamente non i più noti). Un sound molto tranquillo, senza sbilanciarsi troppo sul palco, nessun grande successo, appunto, come “Oh Lord”. Live emozionante (forse non esaltante).

Brian Jonestown Massacre

Non ci sono piaciuti i Crystal Fighters. Un’esibizione, probabilmente, non in linea con le tendenze musicali e con il gusto del festival. Per riassumere, diciamo che i CF non sfigurerebbero certamente in una discoteca piena di gente ad Ibiza in alta stagione (che pesanti che siamo, eh? Sigh!).
I GOAT, invece, sono stati davvero bravi e, se proprio dobbiamo ammetterlo, il loro concerto è stato il più bello di tutto il festival, quasi il momento perfetto per concludere queste tre giornate. Con il loro afro-beat, sono riusciti a produrre suoni e scenografie che tenevano letteralmente lo sguardo (e l’orecchio, ovviamente) incollato al palco: musicisti eccezionali, chitarre magnifiche e funzionali, costumi di scena eccentrici ai limiti dell’assurdo. Un gruppo che non esiteremmo a riascoltare (e rivedere) live.

Questo è quello che i nostri occhi vi raccontano. Un festival è sempre un momento di arricchimento, soprattutto quando si ha l’opportunità di confrontarsi con realtà musicali internazionali o di ascoltare da vicino ciò che pensano gli addetti ai lavori. Il Todays ha proposto tanta musica, celebrando al meglio questo magnifico mondo, esplorandone aspetti diversi, ma, in qualche modo, contigui. È stata una vera e propria fiera della proposta musicale italiana attuale (Motta, Calcutta, I Cani, Iosonouncane), ma senza perdere di vista il passato dei grandi nomi. Gli unici nostri appunti riguardano gli aspetti, se vogliamo, logistici, come abbiamo già accennato. Location distanti tra loro, ma anche eventi interessanti in concomitanza. Però, gente, è soltanto la seconda edizione. C’è tutto il tempo di correggere, limare, adattare, ri-organizzare, crescere. Al prossimo anno!

VISITA IL SITO UFFICIALE DEL TOdays FESTIVAL

 

di Camilla Rocca

rubrica “Teen Town”

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