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Una notte nel mondo di Annie, tra neon e chitarre fluo

Abbandonata l’idea del “karaoke aumentato” della prima parte del tour, St. Vincent arriva al Circolo Magnolia di Segrate per un live full band a supporto dell’album dello scorso anno, Masseduction.

Con 35 minuti di ritardo sul programma (bizze da diva o attesa del buio totale per far rendere al massimo lo spettacolo di luci?), si comincia: Annie fa il suo ingresso dal lato destro del palco per posizionarsi sulla sua pedana alla sinistra del pubblico, con una camminata robotica sul beat di Sugarboy, brano da cui è tratto il titolo di questa sezione della tournée, I’m a lot like you!. Si parte con una sequenza abbastanza scolastica di pezzi tratti dalla nuova fatica della chitarrista americana, su cui il suo fraseggio può esaltarsi di più rispetto alle versioni studio, improvvisando assoli molto spesso con un suono di fuzz veramente enorme.

Arrivati alla prima canzone pescata dal passato, Huey Newton, suonata nel mezzo di una scenetta recitata dal tecnico delle chitarre e terminata solo un attimo prima del vorticoso finale, si capisce una cosa: tutti i brani del catalogo di St. Vincent sono stati passati attraverso un processo di Masseduction-izzazione, diventando versioni a volte disco (Digital Witness), a volte electrofunk al sapore di Prince (Rattlesnake, Cruel), più sexy e più coinvolgenti, soprattutto perfette in sede live.

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Se Masseduction verrà eseguito nella sua interezza, Marry Me sarà purtroppo dimenticato nella serata milanese, forse per incompatibilità con le atmosfere volute dall’artista per questa leg del tour. Poco male, però, perché davanti a quattro blocchi di led pulsanti, la fedele band che accompagna da anni la Clark è tornata ed è veramente in forma, granitica, in grado di coinvolgere le gambe di tutto il pubblico, senza un attimo di sosta. Pochissime sono le pause e la scaletta procede spedita quasi fosse una sequenza mixata (alla fine della serata, saranno 20 i pezzi eseguiti in quasi 1 ora e 40).

Rientrata per il tipico encore, St. Vincent si cimenta in un breve sketch in cui New York viene cantata a cappella, cercando di adattare il testo su Milano con l’aiuto delle prime file, per poi lanciarsi in un esecuzione della canzone col botto, in versione potenziata dalla cassa in quattro costante. Dopo una Hang on me upbeat e la presentazione della band, iniziano a spegnersi le luci alle spalle di Toko Yasuda e di Matt Johnson, già batterista di Jeff Buckley: è il momento di Happy Birthday, Johnny piano e voce, col solo Daniel Mintseris ad accompagnare.

Il gran finale, però, è una Severed Crossed Finger squisita e intima, chitarra e voce. Si spengono anche i led dietro Annie: adesso sì che è tutto finito. A presto, mondo fatto di synth e latex arancione, di neon e di chitarre fluo-leopardate. Torniamo a casa, veramente stanchi e soddisfatti.

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