Ippolito Caffi, "Ascensione in mongolfiera nella campagna romana" (1847)

Viaggio in Italia: la nuova mostra sul paesaggio al MART

Apre oggi al pubblico la nuova mostra del Mart, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto. Il protagonista del percorso espositivo, questa volta, è il paesaggio. Grandi nomi, ma soprattutto grandi capolavori, danno vita alle sale del Mart, immergendo il visitatore fin dai primi istanti in un percorso tutto italiano che lo accompagna, in sei sezioni, da Meridione a Settentrione. Viaggio in Italia. I paesaggi dell’Ottocento dai Macchiaioli ai Simbolisti: questo il titolo scelto dalla curatrice Alessandra Tiddia per la mostra, visitabile dal 21 aprile al 26 agosto 2018.

Ma i viaggi, a dispetto del titolo, sono due. Il primo – spaziale – che accompagna il visitatore dal Vesuvio alle Alpi, costeggiando l’Affrico, poi su fino a Genova e alla laguna veneziana. Il secondo – temporale – in cui si dispiega l’evoluzione della pittura paesaggistica nell’Italia del XIX secolo. La mostra non racconta solo i luoghi, ma anche (e soprattutto) i modi di osservare, di dipingere, di emozionare che hanno caratterizzato la ricerca italiana nel XIX secolo. Iniziando dalle esperienze tutte Ottocentesche della scuole di Posillipo e di Resina, il percorso prosegue verso la Toscana dei macchiaioli, arrivando poi al Piemonte di Fontanesi, verso l’indagine del paesaggio come simbolo.

Michele Cammarano, "Ozio e Lavoro" (1863)
Michele Cammarano, “Ozio e Lavoro” (1863)

Sono più di ottanta i dipinti che, arrivati da ogni parte d’Italia, ci accompagnano alla scoperta di un genere pittorico tutto moderno. Giuseppe De Nittis, Giovanni Fattori, Ippolito Caffi, Giuseppe Pellizza da Volpedo sono solo i più famosi fra i protagonisti di una ricerca che indaga lo spazio, tanto nelle sue rappresentazioni oggettive, quanto nella coscienza interna dell’osservazione. L’uomo si fa minuscolo, insignificante nella sua rappresentazione davanti alla natura. Allo stesso tempo, però, in un passaggio graduale dalla veduta alla visione, l’obiettività della descrizione pittorica sfuma, lasciando lentamente spazio alla soggettività.

Bartolomeo Bezzi, "Sulle rive dell'Adige" (1885)
Bartolomeo Bezzi, “Sulle rive dell’Adige” (1885)

La mostra si apre con cinque studi di De Nittis, dipinti durante un escursione al Vesuvio in eruzione e una piccola Ascensione in mongolfiera nella campagna romana dipinta da Ippolito Caffi. Si chiude, con i paesaggi vissuti di Pellizza da Volpedo, e un piccolo aereo che sorvola una tela di Federico Maragliano. È una circolarità, questa, non certo casuale. Nessun altro soggetto subisce, tanto quanto il paesaggio, l’influenza della modernità e della tecnologia. Cambiando i mezzi di trasporto – e nella mostra compaiono treni, mongolfiere, aeroplani – cambia anche lo sguardo dell’uomo sul paesaggio. Il mondo visto dal treno in corsa, la realtà spiata dall’alto di una mongolfiera, appaiono radicalmente diversi da quelli che avrebbero visto un gentiluomo in carrozza o un viandante in cammino.

Ippolito Caffi, "Ascensione in mongolfiera nella campagna romana" (1847)
Ippolito Caffi, “Ascensione in mongolfiera nella campagna romana” (1847)

I quadri “famosi” non mancano nella mostra, in cui campeggiano Ozio e Lavoro di Michele Cammarano (1863), l’Uomo nel Bosco di Giovanni Fattori (1980), Nubi di Sera sul Curone di Pellizza da Volpedo (1905 circa) e l’elegantissima Traversata degli Appennini di Giuseppe De Nittis (1867). Ma quello che rende la mostra speciale sono i piccoli tesori, la già citata Ascensione in mongolfiera nella campagna romana di Ippolito Caffi (1847), Lungo il Po a Torino di Enrico Reycend (1882), le Bricole, pali nella laguna veneziana, di Pietro Fragiacomo (1889).

Una mostra si può dire davvero riuscita non quando accontenta il facile visitatore, dandogli in pasto i quadri che si aspetta, ma quando lo nutre di tele inesplorate, di emozioni inedite. Accompagnare lo spettatore in un percorso di ricerca e scoperta, questo è ciò a cui dovrebbe puntare un curatore nell’organizzazione di una mostra di alto livello. Alessandra Tiddia, con la sua Viaggio in Italia, ci è riuscita.

Enrico Galvagni ha studiato filosofia tra Francia, Italia e Austria. Specializzato in storia della filosofia moderna, lavora attualmente a una tesi sull’orgoglio nel pensiero di David Hume. Si interessa, fra le altre cose, di poesia, arti figurative e cinema.

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