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Correva

Correva, è caduta, si è accasciata sulle ginocchia e poi con le mani sull’asfalto e la faccia a terra. Qualcuno l’ha spinta mentre caracollava in direzione di un autobus, con le buste della spesa, con le buste della spesa che si sono sciolte sull’asfalto mentre pioveva e l’asfalto era bagnato. È straniera. Da poco in Italia. Parla poco e conosce poco la lingua. Correva per salire sull’autobus. Sull’autobus altre donne come lei, con lo stesso fagotto di pensieri irrisolti sotto il braccio, con la stessa agonia negli occhi, con la stessa voglia di scappare e il terrore di farlo.

Gioca con un cavalluccio di legno il bambino paffuto che per primo l’ha vista cadere a terra. In braccio alla mamma, l’ha indicata col dito sul vetro. L’ha vista per primo, ha spalancato gli occhi e la bocca. L’ha vista per primo e s’è fatto scivolare il cavalluccio di legno a terra. Gliel’ha raccolto uno studente con lo zaino a tracolla. Gliel’ha depositato, appoggiandolo bene sugli zoccoli, in mezzo alla mano piccola e grassottella, appoggiandolo bene sulle zampe laccate. Il ragazzo scende per fare un tratto a piedi con lo zaino sulle spalle e la voglia di buttare lo zaino in aria e vedere che tonfo potrebbe fare, sparigliando le carte, i libri, un cartoccio di pizza, tre penne a sfera, l’accendino e le sigarette che salterebbero via dal pacchetto. Dà un calcio a un sasso. Dà un altro calcio allo stesso sasso che gira ancora su sé stesso.

Alla fermata di discesa un capannello di gente. Altri studenti, altre donne, altre buste, altri bambini col naso incrostato. Altri cappelli infeltriti, altre sigarette rollate, altre canzoni, cupe, martellanti dalle cuffie. Fumo in faccia e freddo intorno.

Una ragazzina prende per una salita e pensa che forse questo potrebbe essere il giorno della prima volta mentre un coetaneo con gli occhialetti tondi da cieco le sorride e la maltratta ancora piano. La spintona e la riprende al volo. Ride, la spintona piano.

Correva ed è caduta perché le buste pesavano troppo. Giocava col cavalluccio e allontanava il brontolio vuoto della pancia. Ha dato un calcio a un sasso e pensava di andar via di casa. Ha preso per una salita e le spalle già le facevano male. Ha preso per la salita.

Labile e sfocata era la vita al villaggio. Una linea orizzontale gialla che si muoveva come se fosse fatta di gomma che evapora. Non aveva le scarpe, i piedi bruciati e le pietre tagliavano.

Il bambino col cavalluccio ha uno sbaffo sulla guancia, ma non di latte. Stamattina, prima di essere issato sull’autobus a penzoloni sulle spalle della madre, non ha mangiato.

Prima di raccogliere il cavallino con la criniera di spago il ragazzo aveva fumato. Amaro era il fumo e dava subito alla testa. Di cavallucci, che si dilatavano davanti agli occhi, ne aveva visti due e di mani rosa e paffute quattro.

Alla ragazza che va in salita non gliene frega niente del coetaneo sadico con gli occhialetti, neanche le piace più di tanto, ma vuole provare comunque a non essere più considerata da tutti troppo piccola.

Non conosce bene la lingua italiana e ancora non le piace, ancora non la usa quasi. Pensa con la sua, sogna ancora parlando con la sua, e quando di mattina è costretta a metterla sottochiave per tutto il giorno, perché nessuno intorno a lei conosce la sua lingua, continua a parlare tra sé e sé, in silenzio, dentro la testa. Si pone domande e a quelle domande offre una gamma di risposte, solo per esercitare l’uso di quante più parole possibili. Si tiene compagnia mentre canta una canzone imparata da piccola. Si fa compagnia e conserva nel petto stretto, come preso in una morsa, la cantilena lontana, sotto il maglione che le hanno prestato, una cantilena che la faceva dormire.

Quattro biscotti solubili ha mangiato la sera prima dentro un biberon di latte annacquato il bambino del cavallino con le zampe di lacca. Ne mancano ancora tre per finire la fila dentro la carta a righe in rilievo del pacco di stagnola.

A conclusione di un ragionamento tortuoso su come scappare di casa, lo studente ha davvero lanciato lo zaino per terra. Dentro c’è della roba, passerà più tardi a controllare vicino a un cespuglio se al suo posto ci stanno i soldi sotto un sasso. Tra dieci minuti al massimo.

La ragazza ha deciso che quella sarà la prima volta, la prima volta sbagliata, la prima volta veloce e sbagliata. È già sul letto coi pantaloni sfilati.

Ha ripreso le buste. Un uomo l’ha aiutata. Era la spesa per la donna anziana che accudisce come badante.

Il ragazzo che vorrebbe scappare di casa trova i soldi sotto la pietra. Li raccoglie veloce, passa avanti, gira l’angolo e li conta. Sono tutti. Domani deve riprendere lo zaino.

Stringe il cavalluccio in mano e quasi s’addormenta sulla spalla che lo sostiene.

È finito tutto in fretta, e si riveste. Dalla stanza da letto, dalla palazzina rossa a mattoni, la ragazzina scende per la stessa strada di mezz’ora prima. Torna a casa, gira le chiavi nella toppa. «Sei tu?» -«Sì, sono io mamma» «Tutto bene?» – «Sì, tutto ok!»

La gomma evaporata all’orizzonte s’è rappresa, non ondeggia più, inghiottita dalla sera.

Sogna il cavallo e ci va sopra.

Ha ritirato lo zaino prima del previsto e lo rifornisce per il giorno dopo.

«Signora, tornata con spesa.»

Autore: Salvatore Enrico Anselmi
Cover artwork: Girinath Gopinath

Salvatore Enrico Anselmi, storico e critico d’arte, scrittore, docente Miur, è dottore di ricerca in Memoria e materia delle opere d’arte, Università degli Studi della Tuscia. Studioso delle committenze nobiliari di età barocca in area centro-italiana, con particolare riferimento alle famiglie Giustiniani, Farnese e Maidalchini-Pamphilj, ha tenuto insegnamenti di Storia dell’arte Moderna presso alcuni atenei italiani (Università della Calabria, Università di Bari-Ssis Puglia, Università degli Studi della Tuscia). Ha preso parte, in qualità di relatore, a numerosi convegni nazionali ed internazionali. È autore di monografie sulle committenze artistiche nobiliari in età moderna e di numerosi saggi, apparsi su atti di convegno e riviste. Alla ricerca affianca la pratica della scrittura, in prosa e in poesia, dedicandosi in prevalenza alla narrativa d’introspezione e di tema storico.

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