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Intervista al direttore creativo di Rapsodia [laici.it]

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Copertina di Rapso 11 – Timwn Askt

Con il suo undicesimo numero in versione cartacea ‘on demand’, che comprende una ricca antologia di testi letterari e lavori grafici, la rivista ‘Rapsodia’ ha da poco festeggiato due anni di vita all’insegna della letteratura e dell’arte contemporanea

‘Rapsodia’, rivista bimestrale indipendente rivolta agli amanti della letteratura e della arti, ha appena‘compiuto’ due anni e, dopo esser stata pubblicata on line per i primi 9 numeri, il suo recente n. 11 è stato distribuito anche in versione cartacea ‘on demand’ su Amazon. Nella volontà di promuovere gli autori emergenti, essa fornisce, tra le altre cose, approfondimenti sulla fruizione, la percezione e la ricezione della letteratura contemporanea, il cui scopo è quello di produrre un meccanismo di scambio tra artisti ‘emancipati’, al fine di offrire una visione sempre più critica della contemporaneità. I lavori di arte visiva, come quelli letterari, vengono scelti attraverso una ‘call for artists’ internazionale, mediante il sito www.rapso.org.

Le immagini, i collage, le fotografie e le diverse possibilità di ‘art-working’ diventano così parte determinante dell’impatto grafico della rivista, dalla copertina fino alle pagine che ospitano i diversi contributi letterari: un curioso esempio di ‘integrazione’ tra discipline diverse, in particolare tra quelle letterarie, visive e musicali. Le opere contenute nei diversi numeri della rivista si presentano, inoltre, sotto il segno del pluralismo. Al vocabolario ‘underground’ dei testi scritti, arricchiti da numerosi anglicismi e dal nuovo lessico informatico, corrispondono immagini altrettanto eloquenti e innovative, dal carattere metropolitano: per lo più ‘collage’, ma anche fotografie e illustrazioni. La copertina del numero 11 della rivista, per esempio, è stata affidata all’artista greco Timwnas, ma all’interno dell’antologia troviamo anche i ‘collage’ dell’artista serba Sarah Key,un’opera ideata per l’occasione, che mette insieme i frammenti delle copertine dei dieci numeri precedenti. Ecco, qui di seguito, l’intervista al direttore ‘creativo’ della rivista, Claudio Landi.

Direttore Landi, i lavori di arte visiva, come quelli letterari, in ‘Rapsodia’ vengono scelti attraverso una ‘call for artists’ internazionale che avviene mediante il vostro sito ‘rapso.org‘: può chiarirci, innanzitutto, i criteri di questa vostra selezione?
“Rapsodia è innanzitutto un laboratorio. Le ‘call for artists’ ci permettono di lanciare un ‘segnale di fumo’ al nostro pubblico di artisti e scrittori che, una volta raggiunti, rispondono sempre con grande entusiasmo. La selezione avviene tra i cinque membri della redazione editoriale, che votano a maggioranza non tanto sulla base del loro gradimento personale, ma badando con attenzione a quanto quel contenuto possa essere funzionale al ‘progetto-Rapsodia’. La severità della selezione è la prima cosa: siamo noi ‘interni’ i primi a essere valutati. A ogni numero, nemmeno un terzo del materiale pervenutoci arriva in stampa”.

Parliamo del carattere ‘avanguardistico’ e ‘sperimentale’ della rivista, percepibile soprattutto nello stretto rapporto tra testo scritto e immagine: come mai questa scelta?
“Viviamo in un mondo che fa delle immagini e della ‘brevità-immediatezza’ di un testo gli ‘assi’ principali della comunicazione. Noi non ci collochiamo, per scelta, al di fuori del nostro contesto storico. In questo modo, le immagini e i testi sono due elementi che devono completarsi a vicenda. Per quanto riguarda il concetto di ‘avanguardia’, noi cerchiamo sempre di non etichettare il nostro lavoro: di sicuro, non possiamo ‘auto-proclamarci’ in nessun senso. Abbiamo idee e progettualità chiare, in continuo divenire. Persino nello stile di impaginazione grafica, in ‘Rapsodia’ esistono tendenze differenti, che si modellano a vicenda. A volte si osa di più verso un qualcosa di ‘barocco’, altre volte si è ‘minimali’. ‘Rapsodia’ è soprattutto questo: una rapsodia”!


Nella rivista sono presenti molti ‘collage’, una tecnica che, agli inizi del XX secolo, è stata spesso utilizzata come potente arma satirica contro i regimi totalitari di quegli anni: qual è, invece, l’uso del collage in ‘Rapsodia’?

“A tal proposito, sono costretto a citare il saggio di apertura di ‘Rapso 11’ di Andrea Corona sulla ‘Estetica delle differenze’: secondo noi ‘Rapsodi’, il collage simboleggia efficacemente la filosofia delle differenze. Si tratta, naturalmente, di una filosofia estetica, che va oltre la mera teoria, poiché il collage è, propriamente, quel che unisce ciò che differisce. Ecco, dunque: mettere insieme il dissimile facendo collimare e collidere elementi dalla provenienza più disparata e accorgersi con stupore che, una volta messi insieme, uno accanto all’altro, hanno un senso compiuto”.

Secondo i più recenti dati Istat, una larga fetta della popolazione italiana preferisce leggere o scaricare libri e riviste on-line. ‘Rapsodia’ finora ha utilizzato come preferenziale canale di diffusione soprattutto il web. Oggi invece, in occasione del suo ‘compleanno’, propone anche un’antologia cartacea on demand: in seguito, è previsto un ‘ritorno’ solo al digitale?
“Siamo consapevoli dell’avanzata sfrenata del cambiamento e non possiamo che prenderne atto. Capiamo l’importanza del digitale, ma allo stesso tempo il cartaceo resta l’elemento principale che caratterizza una ‘cosa’ dall’essere un libro, piuttosto che un ‘file’ contenente un libro. Io posseggo un lettore di ebook e acquisto spesso libri in digitale. Sono in ‘cantiere’ alcune proposte di apertura al web di determinati contenuti extra, magari tramite un ‘magazine online’, ma ‘Rapsodia’ pensa soprattutto a un futuro in cartaceo, magari svincolato dalla formula ‘on-demand’ e, dunque, più facile da reperire negli ambienti letterari di nicchia”.

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