La rivoluzione ha una voce!

Hai una faccia insolita, mi piace il tuo stile, dovremmo tutti rischiare un po’ di più – Lucy

In un’epoca in cui i giovani sognatori trovano sempre più difficoltà nel realizzare i propri obiettivi, delle canzoni arrivano sul grande schermo, ci richiamano all’ordine, per scuoterci, quasi per ricordare veramente chi siamo e a darci la forza di imporci così all’interno della società.

È il film Bohemian Rhapsody , diretto dal regista Bryan Singer, che ripercorre i periodi più cupi della storia della band londinese Queen e dei loro momenti più epici, quelli in cui crearono canzoni-manifesto, entrate poi nella storia del rock mondiale.

Facciamo un passo indietro. È il 1970 e con lo scioglimento ufficiale dei Beatles si segna la conclusione simbolica degli anni Sessanta. Archiviata traumaticamente un’era musicale, se ne apre una interamente nuova, in un misto di aspettative e delusioni, paure e slanci creativi. Il 1971, si dimostrerà alla fine tra i più fertili e innovativi di tutta la storia del rock, lasciando un’eredità che a distanza di quasi mezzo secolo continua a essere fortemente sentita nel panorama musicale contemporaneo. Ed è infatti in questo periodo che in Inghilterra Roger Taylor, John Deacon, Brian May e Freddie Mercury unirono il loro amore per la musica per creare la band che era destinata a rivoluzionare il rock. I Queen sono sinonimo di regalità, di ricchezza, ma anche di forza e di potenza caratteristiche. A Freddie Mercury si deve l’invenzione e il disegno complicato stemma del gruppo che rappresenta l’unione dei loro segni zodiacali e soprattutto con la sua magnifica voce di estensione pari a tre ottave, senza l’uso del falsetto, riuscì a conquistare l’intero pianeta permettendo ai Queen di pubblicare, durante la loro carriera, ben ventinove album.

Freddie Mercury (pseudonimo di Farrokh Bulsara) è nato il 5 settembre 1946 a Stone Town, sull’isola di Zanzibar. Successivamente dovette trasferirsi con la sua famiglia in Inghilterra ed è qui che avvenne il fatidico incontro con Brian May e Roger Taylor, rispettivamente chitarrista e batterista degli ‘’Smile’’, gruppo nel quale a quel tempo suonavano. L’entrata nel gruppo di Mercury come cantante e pianista, l’acquisizione del bassista John Deacon e il cambiamento del nome da “Smile” a “Queen” diede inizio alla carriera di questa fantastica band. Ma ovviamente, come per tutti i gruppi non è stato tutto rose e fiori: i Queen erano molto criticati dai mass media e la stampa inglese definì la loro musica ‘’rock supermercato’’ o, addirittura, un’imitazione mal riuscita dei Led Zeppelin. Anche lo stesso frontman era molto contestato per l’insolito e stravolgente abbigliamento che usava indossare durante i concerti. I Queen però erano sostenuti dal pubblico, che da subito si mise dalla loro parte, contrastando la critica e ribellandosi alle case discografiche, tenendo sempre alto il valore della loro musica e promuovendo ciò che la band veramente sentiva il bisogno di comunicare. I fan erano estasiati dai loro brani, dall’energia dirompente che si avvertiva durante le apparizioni dal vivo.

“Abbiamo fatto un film su un omosessuale, immigrato, che ha vissuto impudentemente, e il fatto che questa sera stiamo festeggiando lui e la sua vita è la prova che abbiamo bisogno di storie come queste. Sono figlio di un immigrato egiziano, sono un americano di prima generazione e parte della mia storia la sto scrivendo ora.” Esprime così Rami Malik le sue considerazioni quando ritira la ben nota statuetta della novantunesima edizione degli oscar, “io figlio di immigrati come Freddie Mercury”, così Rami continua il suo discorso prima di dirigersi ai consueti ringraziamenti in cui non ha tralasciato proprio nessuno anzi ha aggiunto una grande e commovente dedica d’amore alla compagna Lucy Boynton, che in “Bohemian Rhapsody” interpretava Mary Austin, fidanzata e grande amore di Freddie Mercury.

Il film Bohemian Rhapsody ha raggiunto un nuovo record. Dopo essere stato incoronato la pellicola musicale più vista di sempre, oggi raggiunge un nuovo miglior risultato, questa volta tutto italiano: il biopic su Freddie Mercury è la pellicola più vista nel Bel Paese nel 2018. Con quasi 19 milioni di euro. A livello mondiale, invece, il film dedicato ai Queen ha già superato i 670 milioni di dollari.

È questo quello che il biopic più visto nel 2018 vuole arrivare ad esprimere: non solo l’elogio ad un grande artista e alla sua immortale band , che soprattutto per le nuove generazioni è stata una vera e propria scoperta, ma il sapiente utilizzo di inquadrature convincenti, come la sua fotografia ricca di contro luci reali, come quella di apertura per introdurre il personaggio, oppure nell’accurata precisone di ogni aspetto scenografico.
Immagini di una storia forte e dirompente di cui ricordiamo una delle frasi più iconiche di Freddy Mercury:

«Non ho tempo per essere la loro vittima, l’uomo immagine dell’AIDS, l’esempio da non seguire, no! Io decido chi sono e voglio essere, quello per cui sono nato, un performer che dà alla gente quello che vuole: toccare il paradiso.»

Articolo di Desirée Mela.

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