La scrittura, l’erezione e la morte. Mistica e trasgressione in Georges Bataille

Georges Bataille (1897-1962) è stato protagonista di un’attività letteraria vivace e multiforme. Noto grazie ad opere come Storia dell’occhio (1928), L’ano solare (1931), Madame Edwarda (1937) e il postumo W.C., i temi di fondo dei suoi romanzi sono costituiti dall’erotismo e dalla violenza, intesi come veicolo di una particolare e parossistica «esperienza mistica senza Dio».

L’opera letteraria di Bataille presenta il suo tratto distintivo nelle descrizioni ossessive degli eccessi fisici e dei processi di degradazione fisiologica e materiale dei corpi, processi in cui ad essere esteriorizzati sono la morte e il nulla.

Antropologo e filosofo, oltre che narratore, nel saggio La letteratura e il male (1957) Bataille teorizzò che gli impulsi considerati comunemente crudeli fossero al centro della «natura elementare» umana e, come il filosofo Nietzsche, per tutta la vita cantò le lodi degli attimi di fermento dionisiaco, della rêverie e della follia, dell’ebbrezza e dell’estasi, e di tutti quei momenti di esaltazione che mettono a dura prova il dominio della razionalità in favore della liberazione delle pulsioni (cfr. G. Bataille, Sur Nietzsche, 1945; trad. it. Nietzsche: il culmine e il possibile, SE, Milano 1994).

Georges Bataille
Georges Bataille

La realizzazione fondamentale di Bataille è offerta indubbiamente dall’interpretazione che egli ha fornito della trasgressione erotica. Dirà a questo proposito Michel Foucault che la trasgressione «è un gesto che concerne il limite» e che fa breccia nel consueto controllo del comportamento sessuale. E il suggerimento di Bataille è che l’erotismo, portato ai suoi limiti estremi nelle pratiche sadomasochistiche, sia un modo straordinariamente creativo di confrontarsi con aspetti altrimenti inconoscibili e impensabili della «esperienza negativa» della trasgressione, trasformandola infine in qualcosa che consenta di dire sempre di Sì, nello spirito di Nietzsche, e di continuare a dire di Sì perfino a una ricorrente fantasia di morte (cfr. M. Foucault, Prefazione alla trasgressione, in Scritti letterari, Feltrinelli, Milano 1996, p. 58).

In Bataille, in altre parole, attraverso determinate forme di comportamento sessuale che trasformano il senso di colpa in gioia, il dolore in piacere, il tormento in estasi e il desiderio di morte in un inesprimibile sentimento d’amore erotico, è possibile sanare vecchie ferite e traumi passati, nonché raggiungere e sperimentare una sorta di estasi mistica. È questa la tesi che si manifesta nel saggio L’Erotismo (1957), allorquando si fa evidente la concezione batailleana secondo cui l’amante-trasgressore, quando immerso nel parossismo del momento erotico più violento, può sentirsi completato e temporaneamente soddisfatto da questa strana pienezza che lo invade e pervade rivelando una verità positiva nell’attimo della sua stessa perdita (cfr. G. Bataille, L’Erotismo, ES, Milano 1991).

Si tratta, in sostanza, della medesima esperienza che nel romanzo Storia dell’occhio viene così descritta:

«Mi venne in mente che la morte era l’unica via d’uscita alla mia erezione: il termine delle mie turpitudini era una incandescenza geometrica (coincidenza tra l’altro della vita e della morte, dell’essere e del nulla finalmente incontratisi) e perfettamente folgoratrice»

(G. Bataille, Storia dell’occhio, in Tutti i romanzi, Bollati Boringhieri, Torino 1992, p. 119).

E la catarsi offerta da queste righe non è casuale, giacché l’esperienza catartica diviene, in Bataille, l’esito dalla scrittura stessa, nonché la massima realizzazione per lo scrittore. Realizzazione che, come nel dittico del 1944 formato da Il colpevole e L’alleluia, si compie necessariamente attraverso un processo dialettico di trasgressione-colpa-espiazione.

In conclusione, la grande ambizione del pensatore e romanziere francese fu quella di mostrare all’uomo la via per diventare padrone di quel caos che egli propriamente è (in termini nietzscheani, costringere il proprio caos a diventare forma), e Bataille ritrovò in ciò una delle intuizioni-chiave che Nietzsche condivideva con Sade: sofferenza e godimento sono tra loro permeabili, e il principio della saggezza è sperimentare nell’estasi dionisiaca la trasmutazione del dolore in piacere. Nonché, in ultima analisi, dell’odio in amore.

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