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Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali

Ransom Riggs, scrittore appassionato di antiquariato ed oggetti d’epoca, aveva messo insieme una raccolta di alcune fotografie molto particolari. Così speciali che lo incuriosivano a tal punto da proporre al suo editore (Quirk Books) il loro utilizzo per un libro illustrato. Ma, su suggerimento di un editor, ha utilizzato la sua raccolta come guida per un racconto. Il risultato è “La casa per bambini speciali di Miss Peregrine” (Miss Peregrine’s Home for Peculiar Children), poi ripubblicato nel 2016 come “Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali”. Al termine di un’agguerritissima asta, la 20th Century Fox conquista i diritti per l’adattamento cinematografico. I personaggi e le ambientazioni del racconto sembrano essere stati creati proprio per essere adattati dalla regia di Tim Burton; la sceneggiatura è affidata a Jane Goldman – già nota per Stardust, Kingsmen e X-men.

Il protagonista, Jacob Portman (Asa Butterfield), assiste alla tragica morte del nonno che era solito raccontargli fantastiche storie su bambini speciali e sulla loro protettrice, Miss Peregrine. In seguito alla dipartita del nonno, il giovane Jake affronta un viaggio e, in una piccola isola del Galles, scopre che suo nonno non gli aveva mai mentito: in un anello temporale, ritrova tutti i personaggi dei racconti di Abraham…tumblr_m3rxb53fhf1qe5r69o1_500
Nel complesso, la pellicola sembra essere un flop: con un cast stellato e una storia così coinvolgente, il regista avrebbe potuto fare molto di più. Ci troviamo, invece, difronte ad una lenta e dissacrante manifestazione della stanchezza di un regista icona degli anni ’90.
La prima parte del film è molto lenta, a fatica si cerca di far luce sulla trama del libro e sui numerosi personaggi che la popolano. Numerose sono le citazioni del regista ai suoi vecchi film, come le sculture-siepi della casa dei bambini che ci fanno sorridere e ricordare il talento artistico di Edward Mani di Forbice; la sequenza dei “giocattoli” di Enoch che fanno pensare al dottor Finklestein di Nightmare Before Christimas; la scultura di sale che si sgretola, invece, è un rimando a Dark Shadows.

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Nel corso della proiezione, il film sembra rinvigorire a colpi di CGI, usata per la battaglia finale. Tim Burton deve essersi divertito molto a realizzare lo scontro, tant’è che appare in un brevissimo cameo. Fa sorridere il suo omaggio al grande Kubrick, riproponendo la triade ascia-porta-omicida. Un film di due ore che non entusiasma per niente, il mio vicino di poltrona si è addormentato dopo venti minuti di proiezione…