Il disagio, spiegato bene: piccola ode al ritorno di Celeste Gaia

“Io mi sento a disagio, non so stare in piedi fuori dal locale, prima o poi mi rompo e non so che fare, dovrei socializzare”. Così comincia “Io mi sento a disagio”, il ritorno di Celeste Gaia, dopo lunghi silenzi. Leggi tutto

I black midi sono la prova che il rock non è morto

I black midi vengono dalla stessa accademia di Adele, Liona Lewis, Jessie J. Ok, nella BRIT si è formato anche King Krule, ma la contrapposizione tra la sequenza di popstar inglesi e i black midi e la band per hipster più strana dell’anno era più utile ai nostri scopi. I black midi sono una band che nasce nei contrasti. Ammetto di non aver mai sentito nulla riguardo un black MIDI, prima di leggere il loro nome. Leggi tutto

Blood, l’appassionante esordio di Kelsey Lu

“Blood” è il debutto di Kelsey Lu, che dopo collaborazioni importanti con Blood Orange e Lady Gaga, esibisce un chamber pop oscuro e intrigante. La produzione vede la partecipazione, tra gli altri, di Jamie XX e Skrillex, oltre che della stessa Kelsey Lu, musicista eclettica e specializzata in violoncello, i cui suoni sono protagonisti già in “Rebel”, prima traccia del disco. Qui i passaggi di pizzicato e l’accompagnamento d’archi trascinano i riferimenti, fortemente autobiografici, di una donna che trova nella scuola d’arte un posto di emancipazione, in cui scoprire una nuova se stessa. Leggi tutto

In medio stat mors: come (non) fare una cover in tre semplici passaggi

Sarà per i talent show, sarà per la progressiva e inevitabile decadenza della creatività musicale (il gestore di una sala prove dove suonavo da ragazzino diceva sempre che erano anni che non ascoltava brani nuovi, perché la musica aveva già dato tutto quello che poteva dare, e non c’era fisicamente modo di scrivere una canzone al livello di quelle del passato con a disposizione le sette note), ma viviamo in un universo bombardato da cover. Non solo, viviamo anche nella costante indifferenza nei confronti delle cover. Pochi ne parlano, quasi nessuno. Se sono brani celebri, a nessuno importa della versione cantata da uno sconosciuto che prova a sfondare e a ritagliarsi un posto tra i milioni di artisti di Spotify; se sono brani meno noti, tanti nemmeno si accorgono che si tratta di una cover. Leggi tutto

A cosa serve una storia? Il seme della tempesta, una trilogia di Teatro Valdoca

Il teatro è un’opportunità. Moltitudini di mezzi e linguaggi esplorati a fondo, concentrazione di pubblico,
tecnici e performer, un’alchimia sapientemente mescolata dalla regia e ricercata nelle sue diramazioni, per proporre la propria idea di quel che è più efficace. C’è del teatro povero e scarno fino all’essenziale, c’è il barocco più arzigogolato, ma tutto si riconduce lì, alla scatola vuota ed al come riempirla. Leggi tutto

Ho avuto in sorte

Ho avuto in sorte un corpo eretto e queste mani, queste gambe, questo petto, questi occhi, questa voce, questa mente che sovrintende e argomenta.
Ho avuto in eredità questo pensiero che ad altri simili si aggrappa e si sostenta, come grazie a un cibo nutriente, come grazie a un serto prensile che a un altro tralcio s’appende e si avvinghia.
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Vuoti che non si colmano nemmeno dopo ventidue anni: Sketches for My Sweetheart, the Drunk

Tra i vari dubbi esistenziali a cui è difficile, o forse impossibile, dare una soluzione, tra i primi posti per me c’è la morte di Jeff Buckley. Non sono mai riuscito a capire se sia stata sbagliata nei luoghi, nei modi, ma soprattutto nei tempi, o se sia invece stata la perfetta, ironica fine di un piano minuziosamente architettato da un’entità superiore, per non metter mai Jeff di fronte al fatidico secondo album. Leggi tutto

Tra voyeurismo ed osservazione scientifica: La Maladie De La Mort

La Maladie De La Mort è un racconto di Marguerite Duras che, già nelle intenzioni dell’autrice, ha una portata immaginifica che esce dalle pagine e che ha bisogno di concretizzarsi in azione: la stessa autrice, in
appendice al racconto, lo immagina animarsi a teatro o su pellicola. Si tratta di una storia linearmente
terribile, precisa nella sua asettica scientificità narrativa: una donna ed un uomo, senza nome, ed una
connessione tra loro definita con chiarezza. Lui paga Lei perché Lei possa essere a sua completa
disposizione, strumento della sua fredda ricerca su se stesso e su quell’amore/desiderio che vorrebbe
imparare. Lui vive in una stanza d’albergo, teatro dei loro incontri organizzati. Leggi tutto

Colette, una breve analisi filmica

Una donna che può arrivare ad intimidire qualsiasi cosa, ma alla fine non le si può impedire di andarsene: «La mano che tiene la penna scrive la storia» [Colette (Keira Knightley) 2018, regia di Wash Westmoreland] Leggi tutto

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