ITOMOUTH

Per sempre Halloween. La mostrificazione della vita da Foucault a Dumoulié

Il controllo capillare, innanzitutto. Ovvero, il “biopotere”.
In un volumetto del 2011 su “Foucault e le nuove forme del potere”, Stefano Rodotà ha scritto che «Non parliamo più soltanto di una società dell’informazione o di una società della conoscenza, ma di una società della comunicazione, caratterizzata appunto da ininterrotti flussi informativi nei quali tutti siamo continuamente immersi. Siamo, insieme, destinatari e produttori di comunicazioni. E sono proprio le informazioni direttamente prodotte da ciascuno di noi a renderci più controllabili e più governabili».

Presidente dell’Autorità garante per la Privacy dal 1997 al 2005, Rodotà sottolinea come il suddetto flusso informativo sia legato ai gesti comuni della vita ordinaria: da un badge che registra la nostra entrata e la nostra uscita dal luogo di lavoro alla carta di credito che indica dove ci trovavamo in un preciso momento e quali acquisti abbiamo fatto (rivelando, quindi, non solo la nostra localizzazione ma anche i nostri gusti e la nostra disponibilità finanziaria); dal telepass dell’autostrada che immortala le tappe dei nostri spostamenti agli accessi ad internet che rivelano la ‘rete’ delle nostre preferenze; dai messaggi di posta elettronica alle telefonate col telefono fisso o mobile, fino alla nostra attività sui social network, che mostrano le nostre relazioni personali. E tutto ciò, per riprendere le tesi di Foucault sul controllo della vita dell’individuo, scandita in tutte le sue fasi, finisce per renderci dei soggetti esposti a un diffuso e invasivo «biopotere» che si impadronisce della nostra sfera quotidiana in ogni sua manifestazione e che si dirama, oltre che attraverso il potere medico-scientifico, anche e soprattutto grazie al potere del mercato.

Foucault e Arendt, biopotere e potere “oikonomico”
In riferimento al potere del mercato, ha rilevato il Collettivo 33 (gruppo di filosofi napoletani autore, nel 1997, del saggio “Per l’emancipazione. Critica della normalità”) che i nostri tempi registrano un’immanenza della sovranità all’economia e viceversa, in quanto «Nell’economico agisce un’istanza di sovranità e nella sovranità un’istanza di calcolo. L’economico ha bisogno della sovranità – il politico – per funzionare e la sovranità si esercita per “calcolare” la società». Ma qual è l’esito di questo gioco? Il diffondersi degli enunciati economici nei discorsi politici, e la corrispondenza tra funzionari del Capitale e funzionari politici, hanno portato a una lingua depoliticizzante che sembra far ritorno a qualcosa di antico quanto può esserlo la figura del pater familias, del responsabile del governo della casa, dell’oikos e, quindi, a quel responsabile dell’oikonomia che esercitava un potere e un controllo dispotico sui membri stessi dell’oikos. Ha dunque ragione Hannah Arendt quando afferma che l’attuale dominio dell’economia non è che l’estensione mondiale del governo della casa: con l’estendersi della comunità domestica e delle attività economiche al dominio pubblico, infatti, «la gestione della casa e tutte le faccende che rientravano precedentemente nella sfera familiare sono diventate una questione collettiva». La cosiddetta globalizzazione assume perciò un significato ontologico: la comunità domestica si è estesa su tutta la terra, comportando come diretta conseguenza l’esposizione della “nuda vita” al mondo intero e ad un pater ormai impersonale e il localizzabile. In ciò, basti pensare al Grande Fratello, in tutte le sue declinazioni, e soprattutto al ben noto sistema di sorveglianza “panottico” di Foucault e di Bentham.

“Fascismo soft” e godimento, virtuale mediatico e mostrificazione della vita.
C’è un famoso aforisma di Adorno, per cui, quando il godimento si emancipa dal valore di scambio, viene giudicato come sovversivo. Lo psicanalista parigino Jacques Lacan, negli stessi anni, osserverà che «il godimento è interdetto a colui che parla, in quanto tale». Azzardiamo dunque un’ipotesi: il godimento in quanto tale può essere interpretato come una denuncia di quel “fascismo soft” analizzato in tempi più recenti da Camille Dumoulié?
A detta della saggista francese, al furore delle masse del “fascismo hard”, il “fascismo soft” ha sostituito: a) il ritorno del furore dei media, e b) l’aggressività nei confronti degli individui che scelgono un godimento non canalizzato e non canalizzabile nei flussi di mercato. Che il fascismo soft si definisca in base al controllo dei godimenti significa in sostanza, per dirla con Dumoulié, che l’immagine pubblicitaria, onnipresente, ha già realizzato ciò che essa propone al nostro desiderio: una vita ricca di colori, di gioia, di originalità; ma si tratta pur sempre una vita virtuale. Una vita virtuale che, nondimeno, ha come diretta conseguenza nel reale «Un’umanità trasformata in fantasmi che attraversano la vita come in un permanente Halloween, ridotta allo stato di corpi stravolti e vampirizzati dalle stesse immagini che devono imitare». Tale è l’operazione del virtuale mediatico sul mondo: esso vampirizza la vita anticipando il godimento. E, nel fare ciò, l’attualizzazione del virtuale si configura come la messa a morte del godimento stesso: «si gode per voi, si è già goduto. Non avete più nulla da desiderare». Quello che si sta manifestando sullo sfondo è, in definitiva, uno scenario di crisi e di declino del pensiero critico. E la domanda, a questo punto, non può essere che una: quale via d’uscita dalla “zombificazione” universale?
Ebbene, concludiamo dicendo che una possibile resistenza nei confronti di questa “mostrificazione”, che coincide col controllo mediatico dei godimenti, sembra rintracciabile in ciò che Léon Bloy ha identificato come «il Desiderio dei poveri»: ovvero il desiderio, ancora umano, che risiede in quel soggetto che desidera veramente e che è escluso, o si esclude, dal godimento commerciale. Un desiderio, direbbe Deleuze, “impercettibile”, ma reso tale perché “proprio” e privato. Già lontano, dunque, dalla mondializzazione della casa e dall’anonimato di massa.

 

Andrea Corona

Latest from Editoriali

cover_rapso18_reprint pag2

Queer Fest // 15.12.18

Il 15 dicembre Rapsodia sarà parte del QUEER FEST, evento organizzato dal
RAPSOBDAY

Rapso Birthday!

In occasione del terzo compleanno di Rapsodia stiamo raccogliendo versi e immagini
book_money

Quanto guadagna Rapsodia?

In questo articolo intendiamo chiarire ai nostri lettori la “politica commerciale” della
Vai sopra