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Collage e fotomontaggi

#collagehistory presenta uno spaccato sulle vicende dell’arte del collage che hanno fatto la storia e ci fa scoprire come il collage si è trasformato nel corso della sua esistenza. E’ proprio attraverso il legame e il confronto con le altre tecniche artistiche, con la letteratura, la scienza e l’uso di oggetti insoliti che il collage è diventato una forma d’arte totalmente versatile.


John Stezaker, High Rocks IV, 2014. Courtesy The Approach London

Il primo numero di Collazine è stato dedicato a uno dei medium più utilizzati dai collagisti: la fotografia e, in particolar modo, la sua rielaborazione nella tecnica del fotomontaggio. Nella sua evoluzione, questo processo - che possiamo definire, come il collage, un “taglia e incolla” - si è sviluppato attraverso tecniche diverse: dall’approccio analogico all'elaborazione digitale. Come fa intendere il nome stesso, il fotomontaggio consiste nel montare insieme foto o frammenti di esse al fine di produrre una connessione specifica tra i vari elementi ed elaborare nuove visioni nella percezione dell’osservatore.


Henry Peach Robinson, Fading Away, 1858

Partendo dagli esordi, la pratica del fotomontaggio è iniziata con l'utilizzo delle stampe fotografiche sovrapposte. Siamo a metà dell’Ottocento e il fotografo inglese Henry Peach Robinson, esponente del movimento pittorialista, crede che la fotografia abbia tanto valore quanto la pittura e la scultura, allora considerate arti maggiori. I pittorialisti usavano tecniche e processi che rendevano l’immagine fotografica simile a un disegno: come la stampa alla gomma bicromata, al bromolio o la stampa combinata, ovvero più negativi su un unico positivo. La foto Fading Away è considerata il primo esempio di fotomontaggio della storia: ritrae i componenti di una famiglia riuniti attorno al corpo di una delle figlie malata di tubercolosi.

Potrebbe sembrare uno scatto reale se non fosse che è composto da cinque diversi negativi: le figure non si sono mai trovate tutte insieme in quel momento e in quella posizione ma hanno posato in tempi separati per poi essere composte in un’unica foto; inoltre, il cielo temporalesco è una sovrapposizione ulteriore per suscitare maggiore senso di drammaticità e sofferenza allo scatto. È curioso pensare all'effetto che deve aver creato in quegli anni la visione di un prodotto artistico che dà la possibilità di rendere reale qualcosa che non lo è.


Alice and the Fairies, 1920

Poco meno di un secolo dopo, un evento particolare segna la storia del fotomontaggio. Non stiamo più parlando di una tecnica ricercata come abbiamo visto nell'esempio precedente, ma di un gioco innocente che ha reso popolari, per cinquant'anni almeno, le cugine Elsie Wright e Frances Griffiths. Famose per il caso Le fate di Cottingley, all’età di sedici e dieci anni, le due protagoniste hanno prodotto cinque scatti ritraenti delle piccole fate accanto a loro. Il caso ha suscitato la curiosità mondiale tanto che lo scrittore di romanzi gialli Arthur Conan Doyle, fervido sostenitore affascinato dal caso, scrisse diversi articoli al riguardo tra il 1920 e il 1928. Le due ragazze, travolte dall’irruzione dei media nelle loro vite semplici, non riuscirono a dire la verità fino alla vecchiaia: il loro fu un semplice gioco che consiste nel tagliare delle figurine femminili da un libro di silhouette e, una volta attaccate con spilli alla vegetazione, scattare delle foto insieme a esse. Il tutto sembra sia successo perché la maggiore delle due cugine voleva salvare la più piccola dai rimproveri dei genitori, dal momento in cui tornava a casa sempre fradicia dopo aver cercato nel fiume le fate che diceva di vedere: ma per convincere i parenti hanno finito con l'ingannare tutto il mondo e diventare due precorritrici della tecnica del fotomontaggio.


Dopoi primi esperimenti e l'analisi del mezzo fotografico da parte dei nuovi movimenti artistici, arriviamo ai nostri anni Settanta: ora, la tecnica del fotomontaggio è affermata e nascono i primi media ma, nonostante questo la produzione analogica non smette di essere utilizzata. Proprio in questi anni, John Stezaker, artista concettuale britannico, produce collage di cartoline, foto di film e fotografie commerciali. L'artista concettuale britannicotrova le similarità tra le forme delle figure umane combinate tra di loro o con gli elementi della natura, oppure unendo elementi architettonici con altri. Il suo è un atto di distruzione ma anche un’azione passiva: distoglie l’immagine dal suo significato originale per completarlo, anzi prolungarlo, in un nuovo contesto non creato da zero ma trovato attraverso un gioco di assonanze. Stezaker non è fautore delle fotografie che utilizza ma è, tra gli artisti e i fotografi appena citati, colui che più ci fa comprendere come collage e fotomontaggio siano legati dalla stessa filosofia che crea nuove e diverse realtà partendo da contesti e concetti già stabiliti da stravolgere.