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Storia di un viaggio a Berlino alla ricerca di Hanna Höch

Mercoledì 23 marzo 2022 parto per un viaggio di piacere – come si potrebbe leggere nella biografia di qualche grande cosmopolita del passato – con la mia cara amica Roberta. Solo due settimane prima, senza pensarci troppo, abbiamo preso i biglietti aerei per Berlino perché “bisogna approfittare che ci manca un anno ai 26 e poi non ci fanno più gli sconti ai musei!”. È un’ottima ragione, siete d’accordo?


Durante l’organizzazione del viaggio digito ripetutamente nella barra di Google “Berlino collage”, “Collage exhibition in Berlin” ma non c'è nessuna notizia interessante. Scopro solo che alla Berlinische Galerie sono conservati i capolavori degli artisti berlinesi contemporanei. Pur ci sarà, mi dico, qualcosa su Hannah Höch, Raoul Hausmann, John Heartfield, i grandissimi fautori del collage dadaista nativi di Berlino e dintorni. E infatti è così. Ma appena arrivata in città, quando entro nella stanza del museo dedicata alla riproduzione della Erste Internationale Dada Messe - la prima Mostra Internazionale dell’Avanguardia Dadaista tenutasi nel 1920 nella galleria di Otto Burchard - scopro che anche i collage esposti alle pareti sono solo delle riproduzioni. Non ci poteva essere più grande delusione per me di vedere l'opera manifesto del collage dadaista, realizzata a colpi di forbice e colla da Hannah Höch, fotocopiata e incorniciata.


Hanna Höch, Cut with the Kitchen Knife Dada through the Last Weimar Beer Belly Cultural Epoch in Germany, 1919

Quando si pensa al concetto di copia nell’arte, è indiscutibile che sia parte del processo se lo si riferisce a stampe, foto, sculture, ma è inaccettabile se lo si pensa in relazione al collage. Il risultato è quello di una superficie piatta dove non si riconosce quale ritaglio di carta sia stato incollato sopra all’altro, è come fotocopiare un'opera di Pollock e non vedere più la grossolanità della vernice accumulata sulla tela.

Ma la sorpresa che avrei vissuto era davvero vicina. Il giorno dopo, alla Neue Nationalgalerie, mi ritrovo di fronte proprio al manifesto dada originale della Höch, illuminato dalla sua magia amplificata dall’effetto del tempo, con le sue stropicciature e l’ingiallimento. E all’uscita dalla Nuova Galleria Nazionale, grazie alla mania di Roberta di collezionare volantini e depliant, che ne noto uno in particolare.

E’ una mostra su Hannah Höch!



Vicino al Castello Charlottenburg - il più grande palazzo storico della città sopravvissuto alla Seconda Guerra Mondiale - c’è il Bröhan-Museum che ospita dal 16 febbraio al 15 maggio la mostra Hannah Höch Abermillionen Anshauungen. Il museo è famoso per la sua collezione di manufatti Jugenstil e appena entrata mi sono chiesta cosa avessero in comune i suppellettili della fin de siècle con un’artista di collage. Solo ora, scrivendo questo articolo, riesco a dare forse una risposta. Le arti applicate si interessano a tutte le forme creative considerando l’arte un mondo unico, privo di gerarchie ed etichette. In pratica, era semplicemente il museo con la sensibilità giusta.

Ma chi è Hannah Höch?



L’esposizione raccoglie 120 opere dell’artista che ripercorrono i suoi periodi creativi, suddivise in 8 stanze. La curatrice Ellen Maurer Zilioli ha scelto di non seguire alcun ordine cronologico bensì di cogliere le tematiche che hanno scandito e caratterizzato la produzione artistica di Hannah Höch.

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