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Ho avuto in sorte

Ho avuto in sorte un corpo eretto e queste mani, queste gambe, questo petto, questi occhi, questa voce, questa mente che sovrintende e argomenta. Ho avuto in eredità questo pensiero che ad altri simili si aggrappa e si sostenta, come grazie a un cibo nutriente, come grazie a un serto prensile che a un altro tralcio s’appende e si avvinghia.


Il dono del lavoro per rendere abitabile e meno ostile questo luogo, l’azione cosciente per indurre ciò che mi circonda ad ascoltarmi e a seguire il mio passo, la mia andatura, la mia corsa. Ciò consentirà di coprirmi il capo con un tetto. E se un calabrone di morte, un volo di strage dovrà ronzare sopra la mia testa, bloccare per un’interminabile sequela di istanti la mia azione, cercherò, ad allarme cessato, di disarmare la mano dalle bocche di fuoco.

Tenterò, fino alla restante ultima istanza, di armarla solo con la tenacia e l’abilità dell’intreccio, con la forza che innalza, costruisce e consolida. Tutto ciò permetterà di non opporre violenza alla violenza, paratia contro paratia, muro e filo metallico, palizzata e argine, offesa che ferisce a morte e morte che sottrae per sempre a una vita giusta.