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Storia dei Soulquarians in tre atti

Nel caso dei Soulquarians è molto probabile che la fama del collettivo sia minore della somma delle sue parti. Il nucleo principale nasce intorno a quattro giovani musicisti agli sgoccioli del secondo millennio: Questlove, batterista incredibile, dj dalla conoscenza enciclopedica e dal gusto storiografico, produttore e fondatore dei Roots; James Poyser, suo collega nei Roots, tastierista con un background jazz e gospel di tutto rispetto; D'Angelo, cantautore della prima ondata neo-soul ed ex bambino prodigio del pianoforte; J Dilla, produttore leggendario, uno che non voleva assolutamente che i suoi beat fossero precisi al millesimo - di fatto uno dei primi nemici della quantizzazione - nonostante lavorasse sostanzialmente con materiale elettronico. Descritto da Questlove come "colui che ci ha fatto uscire dal deserto", è stato un visionario senza alcun dubbio, tanto che il suo sequencer è tuttora conservato al Museo della Cultura Afroamericana di Washington. Tutti innovatori di primo ordine, ma anche profondi conoscitori della musica black in tutte le sue sfaccettature e le sue forme, si riuniscono nel 1998 per cercare di dare un seguito a Brown Sugar, album di debutto di D'Angelo. Al loro apice, col nome di Soulquarians venivano identificati anche Erykah Badu, Common, Q-Tip, Bilal, Mos Def (ben prima di diventare Yasiin Bey), Talib Kweli, e due eccellenti musicisti come il trombettista Roy Hargrove e il bassista Pino Palladino. Come un pugile che riesce a colpire molto duro anche in una categoria di peso superiore alla propria, partendo dal neo-soul sono riusciti a segnare in maniera profonda anche il jazz, tanto da essere inclusi nel libro di Nate Chinen Playing Changes. Tutto questo in poco più di 4 anni.