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Sulle tracce del disegno contemporaneo: Scarabottolo e Bonaccorsi. #tracciati

Apprezziamo i disegni perché in essi riusciamo a intravedere ‘la mano di chi l’ha realizzato’. Quanti, guardando un’opera finita, non hanno l’impulso di voler capire cosa c’è dietro, cosa c’è sotto, com’è stata pensata e quanto ci è voluto per giungere al risultato finale. Ebbene, quel garbuglio di forme decifrabile come pensieri liquidi non è affatto il ‘prima’ di un lavoro. Esiste nell’opera. La accompagna costantemente perché, in quanto schizzo e bozza, ne è l’essenza, l’astrazione ai minimi termini. In più, tende sì all’astratto ma è quanto mai più vicina al corpo e al pensiero di chi la crea perché è la prima espressione, priva di successivi rimaneggiamenti e rielaborazioni.