Teatro decomposto, o dell’immersività

Il dialogo col contemporaneo mette spesso i registi davanti al grosso interrogativo: cos’è il teatro, attualmente, e che lingua deve parlare per comunicare agli spettatori, sempre più sparuti ed appartenenti alle schiere degli addetti ai lavori?

La risposta che si è dato Girolamo Lucania in questa riproposizione del testo di Matei Visniec che più viene incontro alla sua decisione, Teatro decomposto o L’uomo pattumiera, è diretta: il teatro come azione ipnotica, totale, dove il gesto, la parola e la scena lavorano assieme per creare un momento dal preciso colore.
Lo spettatore è accolto nel foyer dall’avvertenza del drammaturgo, letta ad alta voce dal regista: si incontreranno brandelli di un testo senza una unità narrativa, ma dalla matrice comune. Il gioco sta nel percepire la suddetta unità di fondo nell’alternarsi di monologhi e dialoghi, quelle visioni da un mondo da cui emergono animali cannibali, cerchi ipnotici, fughe nel cuore della notte, vermi che scavano nella polpa di una mela, uomini che si risvegliano in città abbandonate. Seduti nello spazio scenico, gli spettatori sono circondati da una scenografia post-atomica: oggetti di ferro dalle fogge sgraziate, lampadine, strutture semi-steampunk dagli usi non definibili, tre sedie al centro del cerchio ed i tre attori ad attenderli, a servire loro le parole nell’abbraccio del buio.
Musiche emergono dagli oggetti di scena, che prevedono tra loro gli stessi mixer audio e luci, mentre una sottile matematica lega il passaggio da una scena all’altra, un mistero che sembra affidato al caso, all’occhio singolo dello spettatore, all’impeto dell’attore svincolato dalle scelte registiche e dalle imposizioni del testo, del quale stesso Visniec invita ad invertirne e mescolare le parti: i tre attori in scena conoscono tutto il testo, e nessuno di loro sa quali parti di esso rappresenterà di sera in sera.

La critica all’umano ed alla società contemporanea arriva netta, appassiona come un rituale e non ammorba, con la chiarezza poetica di un vaudeville che non ha bisogno di forzare il sorriso. La potenza allegorica dei frammenti si dischiude immergendosi nella narrazione, senza voler sciogliere la metafora: è la sensazione a parlare. Visniec ha fatto di questo stile un segno della propria poetica, che mira leggera ad una riflessione che trascenda la storia raccontata per inchiodarsi alle sensazioni dello spettatore. Jacopo Crovella, Annamaria Troisi e Stefano Accorno giocano all’equilibrio tra lo straniamento e la passione, allargando i tempi e consentendo respiro allo spettatore: la percezione temporale si dissolve, ed usciti dopo il preciso finale sospeso gli spettatori trascinano ancora con sé un ritmo lento, nel passo di uscita dal teatro, con la sensazione di aver passato il tempo di un’intera notte nell’arco dei cinquanta minuti dello spettacolo.

Teatro decomposto o L’uomo pattumiera è una coproduzione Parsec/Cubo Teatro, realtà torinesi. Testi di Matei Visniec, regia di Girolamo Lucania, habitat scenografico di Andrea Gagliotta. In scena Jacopo Crovella, Annamaria Troisi e Stefano Accorno.

 

Articolo di Isidoro Concas

Latest from Arte

Vai sopra